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Tra realtà e leggenda: alla Galleria Borbonica riaffiorano i resti di un coccodrillo del Nilo

News | 2 Giugno 2018

NAPOLI, 2 GIUGNO – Spesso, da queste parti, realtà e leggenda si confondono l’una nell’altra, dando vita a narrazioni sorprendenti e imprevedibili che sembrano schizzare fuori da un libro di fantasia. Qualcuno forse ricorderà la leggenda che narra di un famelico coccodrillo celato nelle segrete del Maschio Angioino, incubo inenarrabile di ogni prigioniero destinato agli angusti e spettrali sotterranei del Castel Nuovo. Ebbene, accade che alla Galleria Borbonica, durante gli scavi di routine che interessano il sito celato nelle fondamenta di Chiaia, emerge inaspettato il cranio terribile e affilato di un coccodrillo del Nilo.

Gianluca Minin, artefice della riscoperta della Galleria scavata nel tufo di Napoli da Ferdinando II di Borbone, allertato della sorprendente scoperta – come raccontato da Paolo Barbuto su Il Mattino – accorre sul luogo del ritrovamento, e immediatamente si adopera per spedire i reperti al dipartimento di Scienze della Terra dell’Università la Sapienza di Roma.

Gli esami del Carbonio 14 datano i resti del coccodrillo ad un periodo compreso tra il 1643 e il 1666, e gli studi effettuati dagli esperti sui frammenti ritrovati nel sottosuolo di Napoli confermano che si tratta (al 95%) di un coccodrillo proveniente proprio dal fiume Nilo. La sorprendente scoperta ha inevitabilmente acceso la fantasia dei ricercatori, facendo riaffiorare il ricordo del tetro racconto sul Maschio Angioino. La cosa che però più ci consola – leggenda o non leggenda – è che i resti del famelico coccodrillo andranno presto ad impreziosire l’offerta già di per sé straordinaria della Galleria Borbonica.

Un articolo di Antonio Corradini pubblicato il 2 Giugno 2018 e modificato l'ultima volta il 2 Giugno 2018

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