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Aspettando la Santuzza. Catania si prepara alla Festa di S. Agata

Beni Culturali, Eventi, Turismo | 22 Gennaio 2018

Ci siamo quasi. Ormai mancano meno di due settimane e il sacello, dentro la Cattedrale di Catania, in cui riposa S.Agata verrà aperto e il busto con il reliquiario verrà consegnato ai cittadini che l’attendono frementi per condurlo in giro per la città, per due giorni. La Festa di S.Agata è la Festa più importante per Catania ed è la terza festa religiosa più importante al mondo, dopo la Settimana Santa di Siviglia (peraltro, quest’anno pare che siano in corso trattative di gemellaggio tra le due città) e la Festa del Corpus Domini di Guzco in Perù. Da qualche mese ha ottenuto anche il riconoscimento ufficiale di “Eredità immateriale” nell’elenco Reis e si procede adesso verso il riconoscimento Unesco.

I festeggiamenti che precedono la festa sono iniziati, già dal 10 gennaio, con una serie di attività che coinvolgono vari enti, pubblici e privati. Incontri, dibattiti, messe dedicate, la peregrinatio delle sacre reliquie (ognuna contenuta nel suo sarcofago antropomorfo d’argento oltre al velo) negli istituti penitenziari, negli ospedali e nelle parrocchie della città e le esposizioni delle stesse, in alcune chiese, per l’adorazione dei fedeli. E da ieri sono cominciati anche i giri delle singole candelore nei quartieri.

Tra le varie attività connesse al culto della Santuzza, come la chiamiamo noi catanesi affettuosamente, si sono moltiplicate, e con grande risposta di pubblico, quelle legate alla conoscenza della storia di S.Agata, dei luoghi del martirio e di questo legame indissolubile che la lega a Catania, come sua autorevole e amorevole tutrice sia contro le devastazioni naturali sia, in tempi antichi, contro quelle derivanti dalle dominazioni cui la città è stata soggetta.

Tra questi tour guidati in città sono molto seguiti quelli dell’Associazione Etna Ngeniuosa, associazione nata dieci anni fa, composta da professionisti che mettono a disposizione del pubblico le loro conoscenze specialistiche con il fine della valorizzazione della nostra città, e in questi giorni particolari, del culto di S.Agata.

Così, ascoltandoli, e interrogandoli, che dove li tocchi suonano (ci sono archeologi, professori di storia dell’arte tra gli altri), ti capita di trascorrere una mattinata camminando per 6 chilometri (e non te ne accorgi) inseguendo la lava del 1669, che distrusse buona parte di Catania, mentre cingeva le mura esterne della città e vedendo, con gli occhi dell’immaginazione, i cittadini stringersi intorno alle reliquie della Santa che esaudì le loro preghiere e deviò il corso naturale del magma dai luoghi del martirio e dalla Cattedrale. La lava, cambiando drasticamente direzione, cingererà le mura del Castello Ursino fino a tuffarsi in mare, spostando così l’avamposto dalla costa.

Ti capita, oppure, di sentirli raccontare della storia fatta di scavi e ritrovamenti, quella balzata fuori da cumuli e cumuli di antiche rovine, segno di civiltà diverse, studiate, analizzate con moderni mezzi della tecnologia, quella delle mura, dei cimiteri pagani e cristiani, la storia della vera sistemazione del corpo di s.Agata dopo la morte, della prima, all’interno della catacomba della Chiesa di S.Gaetano alle Grotte, (ricavata all’interno di un antico ingrottamento della lava sotto la superficie) e,infine, quella del Carcere sotto il quale sono stati trovati resti di un tempio romano… La storia che a volte combacia con la tradizione religiosa, a volte ne costituisce l’origine, a volte invece confligge in tal modo con essa che alla fine sei costretto a scegliere. Il solito dilemma: scienza o fede. E per quanto consapevole, erudito, e fattosi convinto,infine, delle discrepanze esistenti,  un devoto state certi che sceglierà sempre la fede. Perché la tradizione è di certo più toccante, più sentita, ci rende partecipi di un’emozione comune, di un sentimento comune di devozione, e la tradizione ha una memoria  millenaria…senza toglier nulla alla storia e a coloro che hanno lavorato e ancora lavorano per portare alla luce la verità e per colmare le lacune che tutt’oggi esistono.

Di certo un devoto si recherà sempre in Chiesa al Carcere a pregare nella stanzetta dove San Pietro risanò i seni alla Santuzza. Gli si potrà dimostrare qualsiasi cosa, ma nella migliore delle ipotesi ti dirà “d’accordo, non sarà vero, non ci sono prove storiche, ma io ci credo!”.

E i soci fondatori dell’Associazione Etna Ngeniuosa lo sanno perfettamente ed è per questo che nei loro racconti non mancano di inserire tutte le sfaccettature che a uno stesso evento danno la storia e la tradizione, a volte la leggenda, raccontando tutti gli aneddoti legati a quell’evento, a quel luogo. Per non rendere monca la conoscenza di un culto sentitissimo, di cui c’è tanto da raccontare.

Così,tra le altre, ascoltiamo la storia del prezioso portale duecentesco che cinge la chiesa del Carcere, con i simbolismi legati alle figure in esso incastonate, o la storia del dipinto di Bernardino Nigro, che ritrae s.Agata mentre si reca alla fornace, per l’ultimo martirio che la condurrà alla morte. Oppure scopriamo la storia piccola dentro la storia grande, quella legata alla costruzione di un simulacro di Agata, raffigurata supina dopo la morte,  che porta il viso di una giovane catanese, realmente esistita, e vittima di un efferato omicidio, nel 1784, ad opera del marito geloso, un omicidio che scosse profondamente la comunità catanese, per le origini nobiliari dei protagonisti. Si trattava infatti dell’erede della famiglia Paternò Castello, principe di San Giuliano, e dell’unica erede della famiglia Grimaldi, la baronessa Rosalia Petruso Grimaldi.

E ancora, passando dalla storia alla leggenda, ascoltiamo di quella volta che Federico II, cui non stavamo molto a genio, lui tedesco ateo, noi parrocchiani catanesi sotto la guida del vescovo Gualtiero, colpì la cittadinanza tutta con una sentenza di morte collettiva. I catanesi chiesero come ultima grazia di essere benedetti nel Duomo dalla patrona Agata. Durante la Messa, cui l’Imperatore, per sfregio, partecipò, si narra che nel suo messale, solo nel suo, comparve un acronimo impresso a lettere di fuoco: “N.O.P.A.Q.U.I.E.” ovvero “Noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est”. La scritta significa “nessuno offenda la patria di Agata, perché è vendicatrice delle ingiustizie”. L’imperatore, come diciamo qui, se la misurò e fece la grazia ai catanesi. E come questa storia, dentro la storia della santa, se ne trovano sparse per tutti i luoghi in cui si è registrata, documentata o meno, la sua presenza.

Non è sempre facile distinguere e capire dove sta la verità e in fondo, a noi catanesi, poco ci importa.

E, forse, è proprio questo il bello di un culto che dura da quasi mille e ottocento anni, che non si finisce mai di parlarne. Un culto legato a una figura unica, nella storia del cristianesimo, come martire – fu la prima e quasi l’unica, successivamente, a subire il martirio sul corpo nella sua femminilità, subendo il martirio del taglio del seno, prima di allora non si era mai giunti fino a tanto – , e unica come simbolo di devozione, soprattutto giovanile, come dimostra la sempre crescente partecipazione attiva alla festa di ragazzi e ragazze. Il rapporto tra i catanesi e la loro patrona è un rapporto emozionale, mai formalmente reverenziale, e così come San Gennaro per i napoletani è “uno di noi”, per noi la Picciridda è “una di noi”, è parte di noi, della nostra famiglia, è una figlia, una sorella. La più dolce e la più buona, ma anche la più determinata e guerriera, se si tratta di difendere la sua città e i suoi abitanti. Noi la attendiamo per un anno, e quando si avvicina il momento, siamo in gioiosa trepidazione. Tutta la città si veste come se aspettasse il parente più amato, che torna a casa una volta l’anno a farle visita. Si preparano non solo i devoti che tirano il fercolo, o che “annacano” le candelore, si preparano gli artigiani, i pasticceri, gli artisti e arrivano turisti da tutto il mondo. I siti di prenotazione delle strutture ricettive dichiarano già dai primi di gennaio il tutto esaurito in pieno centro storico. Quest’anno, peraltro, l’uscita della Santa avverrà di domenica, il che fa presagire grande affluenza di visitatori.

Noi di Identità Insorgenti seguiremo la festa in diretta e vi faremo conoscere da vicino le realtà legate ad essa.

In attesa della Santuzza, vi lasciamo con il nostro grido catanese “Cittadini, siamo tutti devoti tutti? Cittadini, cittadini!”.

Nelle foto Matilde Russo e Oreste Lo Basso, Presidente e Vice Presidente dell’Associazione Etna Ngeniousa.

Articolo e gallery di Barbara Mileto

Un articolo di Barbara Mileto pubblicato il 22 Gennaio 2018 e modificato l'ultima volta il 22 Gennaio 2018

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