mercoledì 24 febbraio 2021
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“Che ci fanno quei sassi nella Reggia di Caserta?”. Ma è l’allestimento di Terrae Motus

| 11 Febbraio 2021

“Che scempio! Rovinare il pavimento per questo obbrobrio, senza parole!”.

“Potevano almeno usare qualcosa per non far rovinare la pavimentazione,un telo,uno strato di spugna,visto che sono massi e anche belli grossi. A volte mi stupisco di cotanta negligenza”.
Sono alcuni dei commenti sulla pagina fb della Reggia di Caserta sotto la foto dell’opera di Richard Long nella Sala Del Trono, che fa parte della ri-allestita Terrae Motus, nata per volontà di Lucio Amelio, uno dei più grandi mercanti d’arte del Novecento, per ricordare il terremoto dell’Irpinia del 1980.

“Non si preoccupi, i pavimenti dipinti della Reggia sono oggetto di attenzione particolare: di studio, restauro e manutenzione, Le 52 pietre sono state poggiate -delicatamente- su di un feltro a protezione della superficie d’appoggio, e tagliato accuratamente nelle parti a vista per non interferire in alcun modo con la percezione della straordinaria opera di Richard Long. Tale lavoro nei prossimi mesi verrà eseguito anche per i dissuasori che nel tempo hanno purtroppo contribuito a degradare molti splendidi pavimenti della nostra Reggia” spiega il solerte social media manager della Reggia.

Per volontà del direttore, Tiziana Maffei, ventuno delle settantadue opere, tra le quali alcune tra le più iconiche della collezione, riaprono il dialogo con gli ambienti reali, sperimentando la relazione diretta con le stanze del quarto del Re, nell’ala dell’Ottocento; e con il quarto dei Principi ereditari, nell’ala del Settecento. Parallelamente al recupero di entrambe le ali, saranno esposte tutte. “La volontà di Lucio Amelio di legare inscindibilmente la collezione al Complesso Vanvitelliano, diventa un’opportunità per sollecitare il pensiero critico del pubblico. Non a caso l’esperienza di visita si apre con Beuys che esorta ognuno di noi a possedere il “palazzo più prezioso del mondo nella sua testa, nel suo sentimento, nella sua volontà” ha spiegato la Maffei.

Vesuvius Circle di Richard Long

“La natura è la fonte del mio lavoro. È stato molto interessante prelevare e usare la lava. Ho scelto istintivamente soltanto le pietre e i blocchi che mi piacevano. […] le mie sculture sono pietre ma potrebbero essere considerate elementi di un paesaggio… la mia opera non ha niente a che fare con la tecnologia, uso i sensi del corpo. Le impronte delle mie mani sono l’equivalente delle impronte che lascio sulla terra quando la percorro… molta arte interessante può essere invisibile. Camminare è arte, anche se non produce un oggetto, anche se lascia orme che poi scompaiono” diceva Richard Long

E come dicevamo l’inserimento dell’opera di Long nell’imponente Sala del Trono risponde a una precisa volontà di tessere una trama di rimandi tra ambiente interno e spazio esterno: i 52 massi di pietra lavica che compongono il cerchio sono posti in relazione diretta con il Vesuvio, il cui profilo si staglia all’orizzonte alla vista di chi si affaccia da quest’ala del Palazzo, esposta a meridione, richiamando nello spazio del potere la potenza dominante della natura.

Il lungo tempo che occorre per attraversare l’immensa sala richiama il tempo del camminare, della misurazione dei passi fatti da Long per scegliere le pietre. La ricerca dell’artista è, sia in senso letterale che metaforico, un cammino nella natura.

Per realizzare quest’opera dalla forte valenza paesaggistica, Long sceglie delle pietre laviche quali testimoni principali di eventi sconvolgenti strettamente legati alla memoria del territorio campano e le compone in circolo alterando il caos della natura e ordinandolo in una forma armonica. Il suo intento è la ricerca dell’armonia, della penetrazione di sé come individuo all’interno di un insieme più vasto: un cerchio, un semplice insieme di pietre disposte in circolo che evoca una forma cosmica, rappresenta un punto di unione visivo, una successione continua, eterno fluire e perfezione assoluta. Il cerchio raffigura il punto di unione fra la percezione della realtà e l’istinto a schematizzare e semplificare le sue apparenze.

Chi è Richard Long

Scultore, pittore e fotografo inglese (nato 1945), dopo aver studiato presso il West England College of Art di Bristol e alla St. Martin’s School of Art di Londra, ha presto orientato la sua ricerca verso la sperimentazione di nuove forme espressive, alternando i soggiorni a Bristol con lunghe marce in luoghi lontanissimi. Da sempre interessato al rapporto tra arte e natura, egli riconosce l’uomo come parte dell’universo, in cui deve fondersi per ritrovare la sua essenza. Il suo approccio con la natura non è invasivo, né irruento: rifiutando volutamente ogni forma di tecnologia, Long realizza opere incentrate sui concetti di spazio e tempo, in una continua relazione armonica con la natura e il paesaggio. Nei suoi viaggi raccoglie legni, pietre, acqua e segna il suo passaggio realizzando forme semplici quali cerchi, spirali o linee, realizzate in situ o riproposte in ambienti espositivi.

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 11 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 11 Febbraio 2021