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de Magistris a Lugano ha inaugurato la mostra “Totò Genio”

Identità, Italia | 23 Settembre 2017

Il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris è oggi a Lugano dove si inaugura la mostra Totò Genio che sarà a Villa Ciani fino al 10 dicembre. La mostra, curata da Vincenzo Mollica ed Alessandro Nicosia, approda in Svizzera, con il patrocinio del Comune di Napoli, dopo il grande successo registrato in città dove è stata esposta dal 13 aprile al 9 luglio a Palazzo Reale, al Maschio Angioino e presso il Convento di San Domenico Maggiore.
La mostra Totò Genio è stata arricchita di una sezione speciale “Totò genio a Lugano” che racconta i tanti episodi legati ai soggiorni del Principe della risata nel Canton Ticino, attraverso le tante testimonianze dei momenti trascorsi da Antonio de Curtis a Lugano, dove soggiornò a cavallo degli anni 50 e 60.
Questo il testo della prefazione del Sindaco Luigi de Magistris, invitato dal primo cittadino di Lugano Marco Borradori alla conferenza stampa in Comune e al vernissage a Villa Ciani.
“ È una particolare soddisfazione che Lugano, abbia voluto accogliere questa mostra, confermando e celebrando il suo profondo legame con Totò che l’aveva amata per la sua essenza dolce e mite ed eletta sua città adottiva. In questa occasione attraverso Totò, Lugano e Napoli si incontrano nuovamente, proseguono il dialogo e riscoprono le loro affinità. Ci sono molte ragioni per amare Totò. Sono così varie le sfumature della sua comicità, così infinite le risorse della sua maschera, così esuberanti le sue parole e le sue espressioni linguistiche, che sollecitano la risata lungo traiettorie sempre diverse, spostandosi con disinvoltura dal surreale alla satira, dalla caricatura alla farsa. Questa mostra celebra opportunamente Totò in quanto “genio”; vale a dire non soltanto come eccezionale istrione e come talento assoluto della scena, ma anche – se si guarda al senso intimo della parola – come spirito profondo di comunità, anima di un luogo e di una cultura. Popolare e non plebeo, arguto e non furbo, il personaggio di Totò rappresenta infatti per noi napoletani un monumento all’identità; forse per quella sua irredimibile attitudine a profanare la retorica del potere, o forse semplicemente per la capacità di ribellarsi alle angherie del fato con una risata.
Ma la risata in Totò è anzitutto un potente rimedio contro la sopraffazione: è il ridicolo che toglie altezza ai potenti e ne indebolisce le minacce. Ecco, è questo l’aspetto che io più amo fra le mille venature del personaggio di Totò, e mi vengono subito in mente alcune scene immortali: la pernacchia al gerarca nazista, il rifiuto all’ordine di sparare («Io ho carta bianca!», intima il graduato tedesco, e sappiamo tutti la risposta che riceve), lo sberleffo al borioso onorevole Trombetta, la derisione pubblica del sedicente autore di un “Picassó”. E le ragioni di questa ribellione continua s’intravedono ancora una volta in un film, in quel bellissimo monologo in cui Totò divide l’umanità in “uomini” e “caporali”: una distinzione sottile che, attraverso le amare osservazioni del personaggio, lascia scorgere in trasparenza anche la malinconia dell’attore.
Umberto Eco aveva appeso un ritratto di Totò nello studio e diceva di non esser mai sazio dei suoi film. Instancabile e generoso anche quando oramai era mezzo cieco, Totò ha assicurato il buonumore ad almeno quattro generazioni d’italiani. La sua straordinaria espressività e la sua umanità dirompente hanno ancora la forza di parlare agli uomini del presente. Povero Totò, che era convinto di dissolversi nell’oblio nel volgere di pochi anni.
Noi bambini che siamo cresciuti coi film di Totò possiamo allora dirci fortunati: perché ci siamo nutriti di risate e di leggerezza, e perché abbiamo imparato la provvisorietà del potere e la bellezza della pernacchia. Grazie, Totò, e grazie ai curatori di questa mostra.”
3 allegati

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 23 Settembre 2017 e modificato l'ultima volta il 23 Settembre 2017

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