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I dettagli di Napoli: amore e corna nel ‘500, Fabrizio Carafa e Maria D’Avalos

| 2 Dicembre 2019

In largo San Marcellino, alle spalle della chiesa dei santi Filippo e Giacomo dell’arte della seta, c’è lo storico palazzo Carafa d’Andria. La sua costruzione è avvolta in un velo di mistero, di certo c’è che è sorto nella metà del ‘400 e che, un secolo dopo, sia già stato oggetto di una profonda ristrutturazione. La residenza è stata edificata per conto della potente famiglia Carafa che nel volume “Memoria delle famiglie nobili dell’Italia Meridionale”, edito nel 1875 e conservato nell’Archivio di Stato di Napoli, ne descrive “Le origini della famiglia Carafa, secondo alcuni, risalgono ai Caracciolo soprannominati “Carafa”, e in particolare a tale Gregorio Caracciolo, patrizio napoletano del Seggio di Nido. I Carafa furono feudatari dai tempi di re Carlo I d’Angiò, patrizi napoletani del Seggio di Nido, iscritti nel Libro d’Oro della Nobiltà Napolitana. Hanno avuto quindici cardinali e un Papa, Giovan Pietro Carafa con il nome di Paolo IV. I Carafa si divisero in due rami principali, quello “Della Spina” e quello “Della Stadera”. La linea dei Carafa, duchi d’Andria discende dal ramo “Della Stadera”. Il capostipite dei duchi D’Andria fu Fabrizio Carafa, vissuto nel ‘500”. Proprio a Fabrizio è legato un episodio di sangue avvenuto nel 1590. Maria D’Avalos, moglie del Principe di Venosa, nel corso di un ballo, ha incontrato proprio l’affascinante Fabrizio, trentenne, bello e ricco. Un amore impossibile che è andato avanti, clandestinamente fino a quando lo zio dello sposo, anche lui invaghito della giovane moglie del nipote, saputa della relazione ne ha prontamente informato il legittimo marito. Con un tranello, il coniuge tradito, è riuscito a cogliere sul fatto i due amanti e trucidarli nel talamo. I racconti dell’epoca parlano dei due giovani trovati in una pozza di sangue. L’inchiesta del viceré sul duplice omicidio, trattandosi di personaggi di spicco della nobiltà è stata subito insabbiata nonostante il malcontento popolare. La moglie del principe, dopo i funerali, è stata sepolta nella cappella di famiglia a San Domenico Maggiore mentre il corpo del bel Fabrizio è stato affidato al gesuita Don Carlo Mastrillo. Dopo quattro anni di vedovanza, il principe omicida, invece, è convolato a nuove nozze con Eleonora d’Este. Il palazzo della famiglia Carafa, invece, salotto letterario e culturale fino agli inizi del secolo XIX, è passato a fine ‘800 allo Stato che, da allora, lo ha utilizzato come sede dell’istituto tecnico Elena di Savoia.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 2 Dicembre 2019 e modificato l'ultima volta il 2 Dicembre 2019

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