sabato 22 febbraio 2020
Logo Identità Insorgenti

I dettagli di Napoli: Capece Minutolo una famiglia di Viceré, principi e cardinali

| 24 Gennaio 2020

Nel Duomo, tra le tante meraviglie c’è un capolavoro di arte gotica. E’ la cappella della potente e nobile famiglia Capece Minutolo. Le origini sono ancestrali, l’unica certezza e che i primi componenti del nucleo che ha dato origine alla stirpe risale addirittura ai tempi del Ducato di Napoli: parliamo del ‘700, ben 1300 anni fa! La casata, come ricorda il Libro d’Oro Napoletano, è stata aggregata ai Seggi di Nido e di Capuana e, con l’abolizione dei Sedili, è stata iscritta nel registro del patriziato. Alla fine del 1500 ha aderito al Monte dei Capece che “assicurava alle fanciulle una cospicua dote in caso di matrimonio o una sostanziosa rendita nel caso non trovassero marito; ai cadetti si garantiva, oltre alla rendita, lo studio, l’arte delle armi e “l’accompagnamento” verso una carriera militare, civile o ecclesiastica”. C’era, però, una condizione: occorreva aggiungere al proprio e come primo, il cognome Capece e inquartare la propria arma con quella dei fondatori del Monte ovvero un leone d’oro in campo nero tanto che, ancor oggi, lo stemma familiare è descritto come “di rosso al leone vestito di vajo” ovvero di scuro. Casato nobilissimo, dunque, in tutti i quarti, che ha ricoperto tutte le più alte cariche dello Regno nel corso dei secoli. E una simile famiglia non poteva non scegliere un luogo simbolo per la propria eterna dimora. Le notizie più antiche fanno risalire la costruzione di questo gioiello all’inizio del 1300 quando è stato realizzato il sepolcro di Filippo Minutolo, arcivescovo di Napoli dal 1288 al 1301, ambasciatore per conto di Carlo I d’Angiò e religioso che si recò in processione con tutto  il clero a Castel Nuovo, dove si trovava papa Celestino V, per convincerlo a recedere “dal gran rifiuto”. Precedentemente alla sua costruzione, lo spazio era occupato da una cappella che faceva parte dell’antica cattedrale di Santa Stefania. Enrico Minutolo, anche lui arcivescovo nonché cardinale dal 1389 al 1400, è raffigurato nel sonno eterno nello splendido sepolcro che conserva ancora le policromie. A lui si deve l’attribuzione del patronato della cappella alla famiglia Minutolo Capece facendolo diventare una proprietà privata rispetto al resto del Duomo. La volta di questo scrigno di tesori è a crociera, in tre campate, il pavimento, invece, è un capolavoro di mosaici con toni verdi, rossi, bianchi e gialli dove al centro troviamo, un altorilievo in marmo bianco con lo stemma familiare del leone. Alla sinistra c’è uno splendido trittico trecentesco con la Crocifissione di Cristo, usato per le celebrazioni dal cardinale Enrico, mentre le pareti sono affrescate da Montano d’Arezzo amico e collaboratore di Giotto. Ai lati ci sono i sarcofagi di Orso e Filippo Minutolo, quest’ultimo reso famoso ed eterno dal Decamerone di Boccaccio che ne parla nella quinta novella della seconda giornata ovvero nelle avventure dell’ingenuo Andreuccio da Perugia. Poi, il capolavoro che lascia senza fiato: il monumento funebre di Enrico Minutolo. L’iconografia è quella tipica con due angeli che sollevano un drappo lasciando scorgere il corpo del cardinale defunto, le colonne sono a spirale mentre alle spalle ci sono le statue di Pazienza e Carità. In alto c’è una bella Natività con San Pietro e San Gennaro a destra e Sn Girolamo e Santa Anastasia a sinistra mentre tra i bassorilievi c’è la Madonna col Bambino e i Dodici Apostoli. Il baldacchino, invece, è sorretto da quattro leoni. La cappella è raramente aperta al pubblico e la stessa famiglia Capece Minutolo ha realizzato e sottoscritto un vero e proprio statuto, nel 1935, per il suo utilizzo che ancor oggi ne disciplina l’uso e l’ingresso per i componenti della famiglia. E non è tutto. Il Duomo è legato a questa antichissima famiglia anche per un’altra tradizione: il portone destro della facciata principale si apre solo in occasione del matrimonio di qualcuno del casato dei Capece Minutolo!

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 24 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 24 Gennaio 2020

Articoli correlati

News | 18 Marzo 2019

Perchè fu dedicata una guglia a San Gennaro?

News | 9 Ottobre 2018

Linea 1, stazione Duomo: il punto della situazione

News | 25 Settembre 2018

Napoli, Grande Progetto Unesco: aggiornamento sullo stato dei lavori

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi