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I dettagli di Napoli: Cristo senza braccia a San Carlo all’Arena

| 13 Febbraio 2020

Nato per la basilica dello Spirito Santo, su via Toledo, ospitato nella cappella del Duca di Castelluccio, oggi il Cristo di Michelangelo Naccherino, ricavato da un unico blocco di pregiato marmo, riposa su un cuscino color porpora nella chiesa di San Carlo all’Arena in via Foria dove è stato trasportato nel 1836, dopo l’epidemia di colera, a seguito della sua “scoperta”, in una cassa posata in un angolo della sagrestia dello Spirito Santo, dove giaceva da 70 anni, da parte di un altro maestro: Tito Angelini. Naccherino è stato scultore toscano ma trasferitosi a Napoli dove ha avuto importanti commesse. Ha abitato a Borgo Vergini, in quella che era la masseria Fonseca nella piazza denominata Mater Dei. Oggi questo capolavoro, poco conosciuto perché fuori dal percorso di quel turismo mordi e fuggi che arricchisce e uccide allo stesso tempo una grande capitale come Napoli,  e che rivaleggia per bellezza, intensità ed emozione con il Cristo Velato di Giuseppe Sammartino, è nuovamente esposto ma senza più le braccia e la croce poiché, nel 1927 un incendio ha devastato la chiesa facendo crollare il crocifisso in legno rivestito in ferro a terra, mandando in frantumi la statua in mille pezzi, rimessi assieme solo grazie a un lungo restauro. Ecco come è stata descritta dal nobile Antonio Maresca di Serracapriola nel volume “Sulla vita e sulle opere di Michelangelo Naccherino” stampato dalla tipografia Francesco Giannini di Napoli nel 1890 “Un’opera certamente pregevolissima del Naccherino si è il Crocifisso marmoreo, ora osservabile sull’altare maggiore di San Carlo all’Arena in Napoli, il quale prima vedeasi in una cappella appartenente al Duca di Castelluccio nella chiesa dello Spirito Santo. Questo stupendo crocifisso, di un sol pezzo di marmo e di proporzioni poco più del vero, da sola basta per qualificare l’autore. Senza tenere conto della fisionomia, dalla quale trasparisce una rassegnazione tutt’altro che umana, nelle linee generali delle membra sorgesi dolcezza di movimenti, armonia e verità. Le braccia e le gambe sono modellate con perfetta cognizione del vero…In questo corpo nudo del Cristo non si vedono le carni sciupate dai patimenti, come hanno usato tanti artefici che trattarono simile oggetto; sembrami poter asserire ch’esso non amò altrimenti rappresentare il corpo umano che nello stato di perfezione. Questo raro lavoro scultorio fu firmato dall’artista nel lembo del perizoma in questi termini, Mich. Angs. Nacherinus f. a b. T. …E’ sempre il concetto, l’idea che prevale nell’artista, ed in questo Cristo basta considerare il divin capo per conoscere la forza del suo ingegno”. Il Cristo del Naccherino, come ha raccontato Antonio Maresca, nato per la basilica dello Spirito Santo, era finito una cassa a seguito dei lavori di rifacimento della chiesa. Scoperto da Tito Angelini, altro grande scultore della scuola napoletana “perché gli parve di grande valore ne informò il Ministro degli affari interni, il quale subito dispose che il Cristo fosse ripulito, e sollevato su di una croce di legno, perché potesse essere esposto al pubblico. Il solo restauro subito fu nelle dita delle mani, perché trovate rotte”. Una sua copia in gesso, oggi, è esposta nell’Atrio dei Marmi dell’Archivio di Stato sempre a Napoli.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 13 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 13 Febbraio 2020

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