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I dettagli di Napoli: Don Pedro de Toledo a San Giacomo degli Spagnoli

| 20 Marzo 2020

La chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, in piazza Municipio, è stata costruita a iniziare dal 1540 per volontà del vicerè don Pedro de Toledo, con l’idea di affiancarla all’ospedale per i poveri che portava il nome del medesimo santo cui è stato dedicato il tempio per volontà dei nobili spagnoli, di stanza a Napoli, capitale vicereale. Custodisce notevoli tesori sebbene sia chiusa da tempo e bisognosa di restauri per essere riaperta al culto. Nel quarto decennio del ‘700, l’ospedale è stato abbattuto per far posto alla costruzione che oggi ospita l’amministrazione comunale. Si tratta di una delle basiliche più importanti per la storia della capitale tenuto conto del numero dei monumenti funebri che ospita e della loro importanza. Tra questi, quello di don Pedro de Toledo, realizzato su richiesta dello stesso committente e affidato a Giovanni da Nola. “Di maniera che in Napoli essendo tenuto per iscultore maraviglioso e di tutti il migliore Giovanni da Nola, che già vecchio infinitissime opere aveva lavorate per Napoli” ha scritto dello scultore Giorgio Vasari nel suo famosissimo volume Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori. Un’opera fondamentale per la scultura partenopea e per lo stesso Giovanni da Nola tanto che i lavori andati avanti per circa venti anni, hanno richiesto la collaborazione di due dei suoi allievi preferiti: Giovanni Domenico D’Auria e Annibale Caccavello. Il destino avverso, però, non ha permesso a don Pedro di riposare nella sua Napoli: è morto nel 1553 a Firenze dove è sepolto nella Basilica di Santa Maria del Fiore. “Tra i progetti scultorei più ambiziosi e complessi del pieno Cinquecento, la tomba era destinata in origine alla Spagna, come ricorda anche Vasari, e precisamente alla chiesa del feudo di Villafranca del Bierzo – ha ricordato Fernando Loffreddo sul Bollettino dei Beni Culturali -. Grazie a un’attenta analisi della corrispondenza tra il figlio di Pedro, Garzia de Toledo, e l’abate Mateo Coll è possibile ripercorrere le tappe che portarono alla definitiva disposizione della tomba nell’abside della chiesa della nazione spagnola intorno al 1572. Si giungeva a una decisione sulla collocazione dopo circa vent’anni dalla realizzazione dell’opera da parte di Giovanni da Nola. Questo limbo aveva comportato il danneggiamento di alcuni putti, che dovevano trovarsi sul basamento funerario ed oggi non esistono più, ma sono ancora visibili in una stampa della Guida de’ forestieri di Pompeo Sarnelli del 1685”. Il blocco di marmo, secondo quanto ha riportato il Vasari, è stato donato da Cosimo dé Medici, ha un basamento su cui sono scolpiti dei decori ed ha quattro capitelli, uno in ogni angolo, in stile corinzio sui quali sono posizionate le statue delle quattro virtù cardinali: Giustizia, Prudenza, Fortezza e Temperanza opere degli allievi Caccavello e D’Auria. Sul sarcofago ci sono due figure in ginocchio: sono don Pedro e la moglie, la viceregina Maria Osorio Pimentel, marchesa de Villafranca; i basamenti che li supportano hanno scolpiti gli stemmi delle rispettive famiglie. Le facciate laterali ospitano i bassorilievi relativi alla battaglia di Otranto del 1538 nella quale il viceré assieme al figlio Garcia è andato per combattere la minaccia turca, la vittoria di baia contro il barbarossa del 1544 che ha tentato di conquistare Pozzuoli e l’isola d’Ischia. Infine, nel retro, ma non meno importante, è scolpito l’arrivo di Carlo V a Napoli.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 20 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 20 Marzo 2020

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