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I dettagli di Napoli: Gesù Redentore, un capolavoro del ‘300 nel cuore della città

| 23 Marzo 2020

E’ una delle poche testimonianze della pittura trecentesca a Napoli. Si tratta della Chiesa di Gesù Redentore e San Ludovico d’Angiò che si trova in Piazza del Gesù Nuovo. Un gioiello sconosciuto alle frotte di turisti che consumano i basoli di pietra lavica e anche a molti napoletani. Il tempio ha preso le sue forme attuali dopo una serie di restauri. Originariamente, l’edificio, è nato come refettorio dei Frati Minori ed era parte del complesso di Santa Chiara e, l’architettura, è la stessa di quella del monastero: medievale risalendo a oltre 700 anni fa, il 1317. La chiesa è composta da un’unica navata retta da capriate lignee e un bel pavimento mentre l’antico coro delle clarisse che era l’antica sala del capitolo, con la trasformazione, ha reso visibile, da dietro l’altare, un vero e proprio capolavoro. Si tratta dell’affresco risalente al 1340 di Lello da Orvieto che rappresenta Cristo che regge il Vangelo. Pur non essendo noti luogo e data di nascita è conosciuto che l’artista è attivo a Napoli nella prima metà del ‘300 dove ha eseguito un dipinto nel Duomo, l’Albero di Jesse e il mosaico di Santa Restituta. Dopo una parentesi romana, il pittore è tornato nella capitale angioina per una commessa prestigiosa: quella di raffigurare il Redentore in trono ai cui lati ci sono la Vergine, San Ludovico da Tolosa, Santa Chiara, San Francesco e Sant’Antonio. Più in basso, troviamo, invece, Roberto d’Angiò con il figlio Carlo duca di Calabria, la regina Sancia e la principessa Giovanna. Francesco Abbate, uno dei massimi studiosi d’arte, relativamente all’identificazione di Carlo duca di Calabria, che è morto nel 1328, ha ritenuto doversi trattare di altra persona come ha scritto nella sua pubblicazione Storia dell’arte nell’Italia Meridionale pubblicata per Donzelli editore nel 2009: “sembra più plausibile la proposta di riconoscere nel personaggio inginocchiato presso la Vergine Andrea d’Ungheria, sposo di Giovanna, la quale appare con la corona, che non compare sul capo del consorte, a ribadire la sua sovranità e a protezione dalle pretese del marito. Andrea e Giovanna si sposarono nel 1342, anno in cui potrebbe essere stato eseguito il dipinto”.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 23 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 23 Marzo 2020

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