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I dettagli di Napoli: Giacinto Gigante e La cappella del Tesoro di San Gennaro

| 16 Marzo 2020

Nato a Posillipo Giacinto Gigante è stato l’artista che attraversato l’ultima fase del Regno delle Due Sicilie e la prima relativa all’Unità d’Italia senza che i mutamenti politici abbiano avuto alcun influsso sulla sua committenza. Gigante è stato, senza dubbio il più grande esponente di quella corrente definita vedutismo napoletano o Scuola di Posillipo. “Uscito dalla bottega di Pitloo – ha scritto il critico e curatore Ludovico Pratesi – affacciata su vico Vetreria a Chiaia, Gigante spicca il volo fin da giovanissimo, per diventare una figura di prima grandezza nell’affollato firmamento dell’arte italiana del suo tempo. È affascinato dal carattere dell’ambiente che lo circonda, pronto a celebrarne l’antica bellezza”. Alfredo Schettini, autore del volume che porta il nome del grande pittore, pubblicato nel 1956 per l’editore Mario Mele, lo ha descritto come “paesista sommamente dotato, la natura era uno spettacolo immenso e sempre cangiante nella fenomenologia atmosferica, che andava fissata nei suoi aspetti più suggestivi“. E’ stato iscritto all’Istituto di Belle Arti di Napoli, i maligni del tempo hanno insinuato che lo avesse fatto perché gli allievi della scuola erano esonerati dal servizio militare. Giacinto, però, sapeva bene quali erano gli obiettivi che si era posto. All’inizio degli anni ’30 del secolo XIX ha pubblicato Vedute di Napoli e dintorni, delle litografie realizzate per conto della corte, più tardi è entrato in contatto con gli zar russi mentre, nel 1849, ha accompagnato il re Ferdinando II attraverso il regno per dipingere paesi e monumenti; insomma, è stato pittore di corte. La mutata condizione politica, l’arrivo di Giuseppe Garibaldi nella capitale partenopea, l’annessione al Regno d’Italia e una nuova famiglia reale non hanno scalfito la carriera di Giacinto che, nel 1863, su commissione di Vittorio Emanuele II, realizza un acquerello che è entrato nella storia della pittura mondiale: La cappella del tesoro di San Gennaro, custodita oggi a Capodimonte, nelle sale dell’appartamento reale al primo piano. Si tratta di una vera e propria esplosione di colori, uno scintillio di luce e “variazioni cromatiche – come riportato dalla rivista Il Meridiano – che pare seguano un ritmo musicale, un’armonia magistrale di toni tenui, medi e acuti tenuti insieme dalla luce”. Ed ancora “Il mero interesse architettonico e decorativo dell’interno della fastosa cappella barocca – ha detto Umberto Bile nella guida del Touring Club del Museo di Capodimonte – si trasfigura in uno scintillante caleidoscopio cromatico”. La verità è che Giacinto Gigante è riuscito a cogliere lo stupore del popolo dei fedeli all’atto del prodigio: lo scioglimento del sangue di San Gennaro!

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 16 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 16 Marzo 2020

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