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I dettagli di Napoli: gli ambasciatori del papa in via Toledo

| 3 Dicembre 2019

Nella Napoli capitale reale, oltre la corte, c’erano gli ambasciatori delle nazioni con le quali si avevano rapporti economici, militari e politici. Tra questi, in via Toledo, la strada nuova voluta dal viceré spagnolo Don Pedro, c’è il palazzo della Nunziatura Apostolica, sede dell’allora ambasciata papale. Una costruzione prestigiosa adeguata al rango del “nunzio” che aveva pari grado dell’ambasciatore e doveva abitare in una sede prestigiosa. Chi ricopriva quel ruolo, a Napoli, non di rado avrebbe potuto puntare su una carriera brillante e ricca di soddisfazioni oltre che di gestione del potere. L’area scelta per la costruzione è stata quel del cosiddetto giardino delle celze ovvero dei gelsi ed era di proprietà dei monaci della certosa di San Martino. La pianta era utilizzata per produrre il cibo per i bachi da seta che venivano allevati per produrre gli splendidi paramenti sacri. E ancor oggi, la testimonianza di quell’antico utilizzo, la troviamo nella toponomastica della strada che corre parallela a Toledo: Vico Lungo Gelso nel cuore dei quartieri spagnoli. Dunque, nel 1537, è iniziata la costruzione della futura ambasciata mentre, nel 1585, è stato sopraelevato di un piano come ordinato da papa Sisto V. Dopo circa 70 anni, la stabilità dell’edificio è stata gravemente compromessa a causa dell’intasamento della fognatura e del conseguente suo straboccamento: ricordiamo che proprio nel 1656, all’inizio dell’anno, giunge in città la terribile epidemia di peste dovuta allo sbarco di truppe spagnole precedentemente acquartierate e contagiate in Sardegna. Perché è esplosa la fognatura? Tanti sono stati i morti dovuti alla pandemia che, per sbarazzarsi dei cadaveri, non si è esitato a disfarsene buttandoli nei condotti fognari. Una soluzione a prima vista facile che altro non ha fatto se non aggravare la situazione contaminando anche i pozzi dove l’acqua era attinta per i bisogni domestici e contribuendo, in tal modo, a propagare il morbo! Trascorso un anno e tornata la situazione alla normalità, papa Alessandro VII ha ordinato di ripristinare il palazzo che, con questo rifacimento assume una veste barocca, tipica dell’epoca grazie anche al progetto di Bonaventura Presti, frate certosino il cui nome è legato ai lavori della Certosa di San Martino. Un’impresa che ha richiesto un gran quantità di ducati che è stata ricavata mettendo all’asta e vendendo il monastero dei Frati Minori ai Miracoli. Il risultato è stato talmente bello che Paolo Petrini nella sua cronaca “Facciate delli palazzi più cuspicui della città di Napoli”, del 1718, ne parla in maniera estasiata. La sede della nunziatura doveva essere adeguata a quella degli ambasciatori, gli uomini del papa, infatti, hanno sempre avuto un ruolo importantissimo nella vita politica della capitale e ben due di loro sono stati addirittura eletti papa! Si tratta di Innocenzo X e Clemente X che, nel periodo in cui è stato nel Regno, è stato testimone, addirittura della rivolta di Masaniello. I secolo trascorrono e, all’inizio del 1800, il palazzo viene ammodernato: scompare l’aspetto barocco per diventare neoclassico così come voluto dall’allora ingegnere incaricato Vincenzo Lenci che ha lasciato solo il portale del ‘500. Il 6 settembre 1860, con la scomparsa dell’antico Regno, chiude la porta anche la Nunziatura e abbandona il palazzo l’ultimo ambasciatore papalino nel Regno delle Due Sicilie: si tratta di Pietro Giannelli che ha avuto il pesante compito, affidatogli dalla storia, di serrare per sempre il portone. Nel corso di questi ultimi 156 anni, l’edificio ha ospitato prima gli hotel Regina e Toledo, poi una serie di banche e, infine, un negozio d’abbigliamento.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 3 Dicembre 2019 e modificato l'ultima volta il 3 Dicembre 2019

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