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I dettagli di Napoli: gli arazzi della Collezione d’Avalos e la battaglia di Pavia

| 26 Maggio 2020

Tra gli innumerevoli tesori custoditi e in mostra al Museo di Capodimonte c’è la Collezione d’Avalos composta da quadri, oggetti e una splendida serie di arazzi, composta da sette pezzi, relativi alla Battaglia di Pavia combattuta nel 1525 per assicurarsi il dominio sull’Italia tra le truppe del re di Francia Francesco I di Valois e quelle imperiali di Carlo V d’Asburgo. Gli arazzi sono di manifattura fiamminga, i Paesi Bassi, infatti, hanno vantato una lunga e solida tradizione nel settore e sono stati realizzati a Bruxelles sui disegni originali di Bernard van Orley: il pi, famoso pittore e cartonista di arazzi tra il 1528 e il 1531. La data è certa grazie alla sigla dell’arazziere, William Dermoyen, lungo la bordura degli arazzi. “Donati nel 1531 all’Imperatore Carlo V dagli Stati Generali di Bruxelles – come ci informa il Museo -, dopo vari passaggi ereditari, entrano a far parte, grazie al legato testamentario del giovane don Carlos, figlio di Filippo II, delle collezioni di Francesco Ferdinando d’Avalos, diretto discendente dell’omonimo eroe di Pavia, morto per le ferite riportate in battaglia”.  Insomma, politica, storia e nobiltà si intrecciano nella realizzazione e nell’arrivo a Napoli di questi autentici e unici capolavori. A Capodimonte sono arrivato dopo diverse battaglie. Nel 1862 Alfonso d’Avalos, l’ultimo esponente del ramo di Vasto, Pescara, Francavilla, Troia e Montesarchio, ha lasciato in legato la sua raccolta alla Pinacoteca Nazionale di Napoli, un atto di grande generosità verso la pluricentenaria capitale che tanto lustro ha dato alla famiglia. La donazione, però, è stata subito contestata dagli eredi che hanno dato origine a una vera e propria battaglia giudiziaria che si è conclusa solo dopo ben 20 anni di causa dando ragione alla volontà di Alfonso e disponendo il trasferimento di tutte le opere che compongono la collezione nell’allora Museo Borbonico. Gli arazzi narrano di quella che è stata una furiosa ed epica battaglia tra l’esercito francese, alla cui testa c’era addirittura il sovrano, re Francesco I e l’armata imperiale, composta dalla fanteria spagnola e dai lanzichenecchi tedeschi. Questi guidati guidati da Fernando Francesco d’Avalos marchese di Pescara, in qualità di comandante della fanteria spagnola e Carlo di Borbone, entrambi in rappresentanza dell’imperatore Carlo V. La battaglia, furibonda, aspra, sanguinaria e feroce, è terminata con la grande vittoria degli imperiali mentre i francesi hanno lasciato sul campo buona parte dei loro generali e migliaia di soldati. Addirittura lo stesso sovrano francese è stato fatto prigioniero e inviato in Spagna dove è rimasto un anno. Il re è stato liberato solo dopo il pagamento di un pesante riscatto e la rinuncia su alcuni territori contesi tra Spagna e Francia e, ovviamente, la rinuncia delle mire d’oltralpe sull’Italia. I sette arazzi della Collezione d’Avalos sono la testimonianza visiva più importante al mondo di quella grande battaglia. Poco più di venti anni fa sono stati sottoposti ad un lungo e delicato restauro che ne ha preservato l’originaria bellezza.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 26 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 26 Maggio 2020

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