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I dettagli di Napoli: Guido Reni e la leggenda di Atalanta e Ippomene a Capodimonte

| 19 Febbraio 2020

Un quadro stupendo, che ha anche un gemello in Spagna, custodito dal Museo della Reggia di Capidimonte. E’ quello che raffigura il mito, narrato nel decimo libro de le Metamorfosi del poeta latino Ovidio, di Atalanta e Ippomene. La prima è una vergine, figlia di Iaso e Climene, che ha chiesto al padre di rimanere senza marito; una richiesta al quale il genitore ha acconsentito ma ad una precisa condizione: ch’ella sfidi ad una corsa i pretendenti e li batta. Agli sconfitti sarà riservata una ben triste sorte: inseguiti dalla donna con una lancia che, una volta raggiuntili, li trafiggerà. Tanti i pretendenti morti a seguito della sconfitta nella gara fino a quando non è giunto Ippomene, figlio di Megareo e Merope. Il giovane, per aggiudicarsi la vittoria, ha chiesto l’aiuto di Afrodite, divinità greca dell’amore e simbolo della forza di generazione e fecondazione. Sarà lei a suggerire il trucco che permetterà a Ippomene di primeggiare nella gara e convolare a nozze. La dea dell’amore, infatti, ha fornito al ragazzo tre pomi d’oro provenienti dal giardino delle Esperidi, fanciulle dal meraviglioso canto che custodivano un giardino dove c’era un albero che recava frutti d’oro, così prezioso da essere vigilato da un drago! Sfidata nella corsa, la bella Atalanta che era dotata di una velocità unica, già pregustava l’ennesima vittoria fino a quando Ippomene non ha lasciato cadere il primo pomo d’oro e poi il secondo e, infine, il terzo tanto da costringere la donna a fermarsi per raccoglierle e permettendo al giovane di vincere e, così, sposarla. Guido Reni riesce a cogliere l’attimo in cui la ragazza si ferma per raccogliere il secondo frutto, il primo era già nella sua mano sinistra, mentre l’uomo si volta per accertarsi che l’espediente sia andato a buon fine. I corpi sono illuminati di una luce che richiama la lezione caravaggesca sebbene il Reni abbia superato già da tempo lo stile che ha dominato il mondo della pittura per generazioni di artisti. Atalanta e Ippomene sono coperti solo da un panno cremisi e le due figure sono in perfetta sincronia di movimenti, le immagini danno la sensazione di tridimensionalità mentre il tocco dell’artista ha reso perfetto ogni dettaglio: dai busti in torsione alle braccia tese, all’incrocio delle gambe dei due soggetti. La posa di Ippomene è particolare: il braccio destro è nascosto dietro il drappo come a voler nascondere, non solo ad Atalanta, il terzo pomo d’oro: quello che gli permetterà di vincere sfruttando la “vanità femminile”. La sensazione che si ricava è quella di un unico corpo in movimento sincronizzato nel compiere l’azione di raccolta del pomo e della corsa: un capolavoro che solo Guido Reni poteva realizzare nel 1625. L’altro particolare di cui bisogna ragionare è il colore del cielo che funge da sfondo: scuro come il terreno con il quale sembra volersi fondere, rischiarato solo da un leggero bagliore sulla linea d’orizzonte ad illuminare, tenuamente, le fronde degli alberi che completano la scena.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 19 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 19 Febbraio 2020

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