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I dettagli di Napoli: il cancello della Cappella del Tesoro di San Gennaro

| 24 Giugno 2020

Pompeo Sarnelli, nella sua Guida de’ forestieri, curiosi di vedere, e d’intendere le cose più notabili della regal città di Napoli, e del suo amenissimo distretto, pubblicato nella capitale vicereale nel 1685, offre una rappresentazione del cancello della Cappella del Tesoro di San Gennaro dove è custodito il veneratissimo busto. Si tratta della raffigurazione più antica di questo capolavoro, uno dei tanti, di Cosimo Fanzago. Questo cancello è una vera e propria porta che mette in comunicazione due luoghi: il Duomo e la Cappella ed ha una valenza fortemente simbolica. “Significativo è il fatto che l’autore di questa incisione abbia raffigurato la fronte della Cappella del Tesoro vista dalla navata centrale del Duomo, delimitata dalle due nicchie con le statue dei SS. Pietro e Paolo di Giuliano Finelli, come se fosse un tempio autonomo – ha scritto Nicola Cleopazzo in San Gennaro bifronte e la ‘porta non-porta’: il cancello d’ottone di Cosimo Fanzago, in San Gennaro patrono delle arti per Artem del maggio 2016 -, avulso dal suo contesto; un tempio che per tale sua indipendenza e autonomia simbolica è dotato di una propria porta, cui è specificatamente dedicata e intitolata un’incisione che ne riconosce l’importanza e la magnificenza formale”. Secondo lo studioso la “porta” non separa né l’interno dall’esterno, né un’area sacra da una profana ma “segna il confine tra l’ambiente del Duomo, che appartiene alla Chiesa di Napoli, alla curia partenopea, e il vano della Cappella, che è laico, voluto dal popolo napoletano, governato dai napoletani”. La genesi della porta è ben descritta dal giornale di banco del Banco di Sant’Eligio, oggi Archivio Storico del Banco di Napoli che riporta in data “Giovedì a dì 30 di Gennaio 1630 sono venuti li Patri Tarugi de Gerormini Padre don Valerio di San Paulo e il Padre Corcione del Giesù con li Signori Marcello Filomarino et Ascanio de Vivo et con instrumento anco del Signor Marcello di Tortora, don Ferrante Dentice et Jacomo Pinzohanno discorso sopra lo disegno della Porta et li detti Patri hanno dichiarato che lo disegno sta bene et ordinato al Cavaliero Cosmo Fanzagho che camini innanzi l’opera et lasci li balaustri per l’ultimo perché se pigliarà resolution ese li vogliono o no  perche tratanto il detto Cavaliero Cosmo fenisce de pulire detto disegno “. La lavorazione dello splendido cancello è durata oltre quarant’anni a causa delle incomprensioni tra committenti e realizzatori. Tra progetti fatti e rifatti, modelli in legno non si è giunti a una soluzione fino a quando, nel 1629, non è stato incaricato Cosimo Fanzago che ha concepito il capolavoro che oggi ammiriamo: una porta-cancello che mette in comunicazione la Cappella e il Duomo, che separa ma non divide. La scelta è caduta su Fanzago poiché aveva già realizzato il tabernacolo di Santa Patrizia e la cancellata dell’atrio della chiesa della SS. Trinità delle Monache, insomma: era il toreuta, colui che è in grado di lavorare i metalli in incavo e a rilievo, di cui la deputazione necessitava. Nel settembre del 1630, intanto, dopo una doppia valutazione del progetto di Fanzago, è arrivato l’ottone necessario all’opera e sono stati stipulati i contratti con gli argentieri e fonditori Orazio Scoppa e Biagio Monte ai quali sono stati concessi due anni per la realizzazione del progetto. Nel 1636 i Deputati hanno concesso un ulteriore anno e mezzo per portare a compimento il lavoro che era svolto sotto la supervisione del progettista e di uno dei deputati. Trascorso il tempo senza che il lavoro fosse finito, il contratto è stato rescisso e affidato allo stesso Fanzago con possibilità, per l’architetto, di “posser pigliare per tal effecto quelle persone che li parerà necessario”. Ma nel 1656 anche Fanzago ha gettato la spugna a causa delle numerose committenze cui doveva far fronte e solo nel 1660 l’incarico di terminare il cancello è stato affidato ad Andrea De Ponte che lo ha completato nel 1668 assieme alle “due statue di ottone del nostro potentissimo e glorioso San Gennaro”, collocate sulla rosta del cancello come guardiano della simbolica soglia.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 24 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 24 Giugno 2020

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