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I dettagli di Napoli: il cavallo magico di palazzo Carafa

| 9 Dicembre 2019

In via San Biagio dei Librai c’è il bellissimo palazzo Carafa voluto da Diomede, membro della corte aragonese, giunto a Napoli nel 1442 al seguito di Alfonso V d’Aragona. Giovane e ambizioso è diventato primo ministro sotto il regno di Ferrante, abile nella scalata del potere tanto da essere investito col titolo di Conte di Maddaloni. Per celebrare il nuovo status di potere, ha deciso che doveva avere un palazzo che ricordasse a tutti il nome e la potenza del casato. Poco dopo gli anni ’40 del XV secolo, Diomede, ha fatto restaurare l’attuale costruzione che porta il suo nome; lo stile è rinascimentale e la facciata in bugnato come quello di Palazzo Como in via Duomo e del Gesù Nuovo. Il portale è in marmo chiaro, il portone, possente, in pesante legno ancora dotato dei simboli e delle decorazioni intagliate e recentemente riportato all’antico splendore. La costruzione ha ospitato anche la stupefacente collezione di antichi reperti di cui Diomede Carafa era più che un semplice appassionato: un vero e proprio cultore tanto da spendere decine di migliaia di scudi per acquistare quanto gli veniva proposto. Diomede non è stato solo militare, politico, ministro e uomo di corte, è stato quello che oggi definiremmo un ricco intellettuale tanto che poteva vantare l’amicizia con Lorenzo il magnifico, vero e proprio dominus di Firenze. E non è tutto ha avuto come parente addirittura Pico della Mirandola grazie ad un intelligente matrimonio fatto fare alla nipote Giovanna. E proprio da Lorenzo il magnifico, Diomede, ha ricevuto in dono una testa di cavallo in bronzo, fatta poco dopo il 1450 da quel genio di Donatello! Ne parla anche Matilde Serao nel suo bellissimo volume “Leggende di Napoli” secondo cui, il popolo, ha attribuito, nel corso dei secoli, questa meraviglia alle arti magiche di Virgilio: scultura tanto carica di energia che sarebbe stata in grado di curare le perniciose malattie degli equini! Un’altra voce popolare, invece, riferisce che il capolavoro fosse stato donato alla città dall’imperatore Nerone come ringraziamento per aver gradito le sue esibizioni nel famoso teatro situato nell’agorà. Giorgio Vasari, invece, ha riferito correttamente l’opera di questa meraviglia a Donatello. Si tratta di un lavoro commissionato da Alfonso V d’Aragona che il grande artista, purtroppo, non ha portato a compimento a causa della morte del re. Ma nel 1471, il signore di Firenze, Lorenzo il magnifico ha deciso di farne dono a Diomede Carafa, suo amico personale, uomo di cultura e, soprattutto, rappresentante dei re aragonesi nella sua città. Il bronzo ricevuto ha trovato immediatamente collocazione nel bel palazzo situato lungo l’attuale Spaccanapoli e lì è rimasto fino al 1809. In quell’anno, prima dell’estinzione della casata, l’ultimo principe Carafa l’ha donata al Museo Archeologico Nazionale ed ha sostituito l’originale con l’attuale copia in terracotta.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 9 Dicembre 2019 e modificato l'ultima volta il 9 Dicembre 2019

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