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I dettagli di Napoli: il Cristo deposto di Giacomo Colombo, capolavoro barocco

| 27 Febbraio 2020

Nato a Padova nella seconda metà del ‘600, Giacomo Colombo, è stato artista tra i più famosi nella Napoli capitale vicereale assieme a Nicola Fumo e Gaetano Patalano tanto che “che questa  triade  aveva  quasi  monopolizzato  le  principali  piazze delle  diverse province  del  Regno” come ha ricordato Gennaro  Borrelli nel volume La  borghesia  napoletana della  seconda metà del Seicento edito per la Giurleo nel 1986. Colombo è stato famosissimo scultore di marmi e legni policromi, stuccatore, pittore e incisore. Tra i suoi primi lavori sono da ricordare le acquasantiere della chiesa della Croce di Lucca, nel cuore antico della città ma sue opere sono in tutte le chiese del territorio dell’allora vicereame: dall’Abruzzo alla Sicilia. Ricercatissimo nell’ambito del presepe napoletano, amico e collaboratore di Francesco Solimena, tra i suoi tanti capolavori degni di essere ricordati è impossibile non citare il Cristo deposto, intagliato nel legno, firmato dall’autore e datato 1698. Un capolavoro oggi in mostra nel Museo d’arte della Fondazione Pagliara situato nell’università Suor Orsola Benincasa ubicata ai piedi di Castel Sant’Elmo. La rappresentazione drammatica di Cristo, deposto dalla croce, è un tema molto diffuso nella Napoli e Madrid barocca e settecentesca, basti pensare al celeberrimo Cristo Velato della Cappella Sansevero, che applicano nell’arte le direttive del Concilio di Trento. Uno stile che ha riscosso grande successo in Spagna dove godevano “Del diffuso apprezzamento per le sculture napoletane da parte della committenza spagnola” prova ne sia il “Cristo giacente del Real Monasterio de la Encarnación di Madrid, firmato e datato 1690 di Michele Perrone che beneficiò particolarmente e lungo tutto l’arco della sua carriera” ha scritto Luigi Coiro nel suo saggio Sculture e intagli lignei tra Italia meridionale e Spagna, dal Quattro al Settecento edito nel 2015. Il Cristo deposto di Giacomo Colombo è una scultura che, originariamente, era stata pensata e posta nella sagrestia della chiesa del complesso monastico di Suor Orsola Benincasa, l’attribuzione è certa grazie alla firma da parte dell’autore. La bottega dello scultore è famosa per essere specializzata nella produzione di soggetti legati alla devozione del mondo contadino quali Madonne addolorate e Pietà. La Deposizione di Colombo è situata al centro di un’aula museale con il pavimento nero e, nonostante siano trascorsi più di trecento anni dalla sua realizzazione, spicca in tutta la sua bellezza. Cristo è adagiato nel suo sudario, visibili le ferite al costato, ginocchia, ,ani e piedi, un drappo giallo copre i fianchi e la vita, ai suoi piedi la corna di spine, il martello, la tenaglia e i chiodi: gli strumenti della crocifissione, la testa mollemente adagiata su un cuscino azzurro ornato in oro con il viso reclinato mentre sul collo sono visibili le gocce di sangue provenienti dalle ferite lasciate dalle spine sul capo. Gli squarci sulla pelle sono vividi e impressionanti rispetto al corpo bianco con il sangue rosso vivo e il tessuto della pelle nero. Colombo è riuscito, senza ombra di dubbio, a creare un’opera di grande impatto emotivo. Il corpo del Figlio dell’Uomo, giace abbandonato, per il momento, dal flusso vitale anche se il sangue ci avvisa, quasi, che presto il Cristo sarà chiamato ad altra vita con il miracolo della resurrezione.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 27 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 27 Febbraio 2020

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