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I dettagli di Napoli: il Cristo flagellato di Caravaggio a Capodimonte

| 6 Febbraio 2020

Nel Museo di Capodimonte, tra gli innumerevoli capolavori, spicca, senza dubbio, La flagellazione di Cristo, opera di inizio ‘600 di Caravaggio che, in quegli anni, aveva riparato nel regno di Napoli. La commissione dell’opera arriva da Tommaso de Franchis, uomo della corte aragonese che aveva parentinel Pio Monte della Misericordia, dove è custodito un altro capolavoro caravaggesco: Le sette opere della misericordia. La tela, che misura quasi tre metri per due, era destinata, originariamente alla cappella di famiglia dei de Franchis, nella basilica di San Domenico Maggiore, gestita dai domenicani. La composizione dell’opera rivela tutta la cifra stilistica e la maestria di Caravaggio nel padroneggiare figure, proporzioni, colori e i suoi famosi squarci di luce. Il fondo è scuro, così come il corpo dei torturatori che stanno percuotendo il Figlio di Dio che ha già, sulla testa, la corona di spine. Il corpo di Cristo è legato ad una colonna che si intravede tra il panneggio che gli pende dai fianchi e la gamba sinistra poggiata per bilanciare il corpo inclinato da un lato. Da notare che in opere simili di altri artisti, la colonna era alta e sottile mentre, dopo il concilio di Trento, le direttive ecclesiastiche prevedono che essa sia bassa “in modo che non offra riparo alle vergate inferte alla schiena di Nostro Signore”. Colonna che è conservata dal terzo decennio del ‘200 nella basilica romana di Santa Prassede. Il candore del fisico di Gesù è contrapposto alle carni scure di chi lo circonda e col suo stesso corpo nasconde un terzo aguzzino che ha preso, secondo gli studiosi e i critici dell’arte, il posto del committente che, probabilmente, ha preferito non farsi raffigurare in una scena così drammatica. Pare, infatti, che il de Franchis avesse anche un consulente domenicano che avrebbe suggerito al pittore delle pose consone alla sacramentalità dell’opera. Interessanti le espressioni delle persone che immobilizzano Cristo: non sono facce di uomini felici di fare quelle azioni, magari perché truculenta oppure obbligati a svolgerla. Tuttavia, nella sua drammaticità, è Gesù il tema centrale dell’opera, e non poteva essere diversamente, con quel famoso squarcio di luce che, proveniente dall’alto, in diagonale, lo rende tridimensionale mentre il chiarore, simboleggia la purezza e richiama al colore dell’Agnello Mistico. Ed ancora: il corpo di Cristo, nella sua plasticità, rende benissimo l’idea dinamica del movimento al contrario dei carcerieri che Caravaggio ha reso pesanti, statici e quasi immobili.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 6 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 7 Febbraio 2020

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