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I dettagli di Napoli: il crocifisso che ha parlato a San Tommaso d’Aquino

| 17 Gennaio 2020

Nella basilica di San Domenico Maggiore, culla e scrigno di impareggiabili tesori e capolavori, che affaccia sull’omonima piazza nel cuore antico di Napoli, c’è la cappella del Crocifisso che ospita la copia, oggi l’originale è nella cella del convento dopo un importante restauro, di quello che ha parlato addirittura a San Tommaso d’Aquino: uno dei dottori della chiesa. La basilica, fortemente voluta dal re Carlo II d’Angiò quale ex voto, è stata realizzata nel corso di cinque lustri: dal 1283 al 1324. Il monarca, prigioniero nel corso dei vespri siciliani, aveva fatto un voto alla Maddalena in caso di sua liberazione. Il tempio è uno splendido esempio di architettura gotica del periodo angioino e, in quel complesso che oggi ospita un bel museo già potentissimo convento dei domenicani e grande centro di irradiazione culturale, lì hanno insegnato dei giganti senza pari del pensiero quali Tommaso campanella, Giordano Bruno, l’umanista Giovanni Pontano e San Tommaso d’Aquino: uno dei monumenti mondiali della teologia e filosofia che ha saputo ben raccordare. La sua storia è incredibile, ultimo dei figli della sua famiglia, è stato avviato, come d’suo per quei tempi, alla carriera religiosa a Montecassino dove c’era un suo zio che ne era l’abate, successivamente è andato a Napoli per iscriversi all’università fondata nel 1224, l’anno prima della sua nascita, da Federico II. Nel corso della sua vita ha studiato in Francia, dove ha anche insegnato, e in Germania. Famose in tutto il mondo sono le sue cinque vie per dimostrare l’esistenza di Dio e l’altra sua grande eredità: il raccordo tra pensiero greco e cristianesimo. San Tommaso è morto nel 1274 e nel 1273 mentre era raccolto in preghiera, come faceva ogni mattina, davanti un prezioso crocifisso in quella che era la cappella di San Nicola ed oggi della famiglia Carafa, l’immagine di Dio fatto Uomo gli ha rivolto la parola dicendogli “Tu hai parlato bene di me, Tommaso. Quale sarà la tua ricompensa?”, testimone del prodigioso evento, ricordano le fonti domenicane, il sagrestano della chiesa, Domenico da Caserta che ha udito anche la risposta del futuro santo “nient’altro che Te, Signore!”. Oggi, quel crocifisso risplende di storia, gloria e fede nella parete frontale della cappella riccamente decorata nel corso del ‘500 con una serie incredibile di marmi policromi.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 17 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 17 Gennaio 2020

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