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I dettagli di Napoli: il medico della regina Maria Carolina, amico di Beniamino Franklin

| 5 Febbraio 2020

La storia della capitale del Regno è intimamente legata ad un luogo magico e alchemico come Caponapoli. Luogo degli dei, della sirena, delle cure per l’anima e il corpo con il complesso degli Incurabili. Proprio l’ospedale ci ricorda la vita di un geniale medico: Domenico Cirillo che la città ricorda con la strada che da San Giovanni a Carbonara conduce in Via Foria. Nato a Grumo Nevano, è stato un botanico, entomologo, docente del collegio medico del nosocomio partenopeo, medico e patriota tra i promotori della Repubblica Napoletana del 1799. Caponapoli è ancor oggi luogo mistico e, all’epoca, sede delle prime logge muratorie cui Cirillo è stato iniziato in quella Gran Sala della famosissima farmacia. Ha dato vita ad un orto botanico nella zona attuale di Ponte Nuovo anche se la sua passione è stata sempre la medicina. Allievo di Francesco Serao, a soli 35 anni, ha ottenuto la cattedra di Medicina Teorica, medico della regina Maria Carolina ma uomo aperto a nuove esperienze, conoscenze e frequentazioni che la vita gli ha riservato. Tra queste quella con Beniamino Franklin, genio (e massone) degli Stati Uniti “fu Maestro Venerabile della leggendaria Loggia Nove Sorelle – ha scritto Antonio Emanuele Piedimonte nel suo saggio La collina sacra edita per i tipi del Museo delle Arti Sanitarie – che riunì le migliori intelligenze d’Europa e annoverava anche due illustri partenopei: Cesare Pignatelli duca di Rocca Mandolfi e di San Demetrio e il compositore Niccolò Piccinni”. Ha avuto accesso alla Royal Society di Londra composta e frequentata da altri “fratelli”, tali frequentazioni non potevano non terminare che con la sua partecipazione al consesso di studiosi con il grado di Maestro. Cirillo è stato scienziato e uomo che ha applicato i principi di quella libertà, uguaglianza e giustizia di cui ancor oggi tanto si parla. Ha fatto parte della Commissione legislativa su invito di Jean Antonine Championnet e, a lui, si deve la creazione di un fondo di assistenza per i poveri, il primo di natura civile e il sequestro delle proprietà della famiglia reale che era fuggita. Tanto impegno civile, però non è stato debitamente ricompensato, anzi. Con il ritorno sul trono dei Borbone, una pausa visto l’arrivo di Napoleone in Italia, assieme ad altri intellettuali, marchiati di giacobinismo, è stato arrestato e lasciato languire prima nella stiva di una nave e poi nelle segrete di Castel Nuovo: che triste destino per uno scienziato di fama mondiale e che macchia indelebile per i Borbone! Il 13 giugno del 1799, giorno di Sant’Antonio da Padova, casa e studio dello scienziato sono stati saccheggiati dai sanfedisti, devastato l’orto botanico, distrutte le collezioni, bruciata la biblioteca con tutta la corrispondenza di Isacco Newton. Il 29 ottobre dello stesso anno “il bonario studioso, medico e docente apprezzato in tutta Europa” come ha ricordato ancora Piedimonte è stato condotto al patibolo di Piazza Mercato dove è stato “giustiziato”. Nessun rispetto se non per l’uomo, nemmeno per le mortali spoglie, che sono state buttate in un terreno vicino la chiesa del Carmine. La vita di uno scienziato come Cirillo testimonia che gli spiriti liberi hanno sempre come interesse il bene superiore e comune della libertà: si tratta di un appuntamento con la storia che può essere rimandato ma mai evitato. E i fatti del 1799 ci testimoniano anche che la vita culturale e scientifica a Napoli era particolarmente viva, prova ne siano le tante officine dove i fratelli svolgevano regolarmente i propri lavori. Massoneria sempre presente, dunque, nella capitale del Regno, e non avrebbe potuto essere diversamente.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 5 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 7 Febbraio 2020

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