domenica 15 dicembre 2019
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I dettagli di Napoli: il munaciello dispettoso a Palazzo Como!

| 29 Novembre 2019

All’inizio del ‘400, il mercante Angelo Como, fiorentino, poi il figlio Giovanni, hanno iniziato lungo l’attuale via Duomo la costruzione di quello che viene chiamato Palazzo Cuomo grazie anche all’acquisto di un’area, precedentemente occupata dall’abitazione dei Ferrajolo, e di altri spazi necessari per dare forma a quello che è un capolavoro rinascimentale di Napoli. E’ stato ultimato nel 1473 anche se, nel corso degli anni, grazie ad altri ampliamenti l’edificio ha preso la sua forma attuale. I lavori sono stati seguiti da Giuliano da Maiano che, in Toscana, si era già occupato di Palazzo Vecchio e Palazzo Antinori mentre, giunto a Napoli alla corte degli aragonesi, ha realizzato la villa di Alfonso II d’Aragona a Poggioreale oltre Porta Capuana e la Cappella Tolosa nella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi. Alla fine del ‘500, il palazzo, è stato venduto ai frati domenicani che erano di lato nella chiesa oggi adibita ad usi profani di San Severo al Pendino. Prima di questa vendita, però, c’era stato un ulteriore passaggio di mano con Marcello de Bottis che aveva scelto l’ameno luogo come sua residenza principale. La famiglia abitò solo pochi mesi nell’imponente costruzione a causa di un munaciello che si divertiva a far dispetto ai residenti e che non aveva assolutamente intenzione di lasciare in pace gli abitanti tanto da costringere i de Bottis ad andarsene e a vendere ai frati che, non toccando minimamente la facciata e le belle finestre a croce, lo hanno riadattato a monastero! Dopo poco più di 200 anni, con l’arrivo dei francesi nel regno e la soppressione degli ordini religiosi, il palazzo ha ospitato in una parte dell’archivio del Regno delle Due Sicilie e nell’altra addirittura una fabbrica di birra! Con l’unità d’Italia e il progetto di ampliamento di Via Duomo, Palazzo Como ha addirittura rischiato di essere abbattuto, fortunatamente Gaetano Filangieri Junior, principe di Satriano, lo ha acquistato nel 1883 ed è riuscito a salvarlo facendolo arretrare di ben 20 metri con una operazione di ingegneria che per quei tempi è stata a dir poco favolosa. Palazzo Como, grazie a Filangeri Junior è diventata sede della bellissima raccolta di opere d’arte del principe, assieme ad una favolosa biblioteca, oggetti in porcellana, tele e una raccolta di armi provenienti addirittura dal Giappone. Salendo la grande scala a chiocciola in piperno del piano rialzato, si giunge davanti una delle meraviglie di Napoli: la sala Agata, dove c’è la quadreria dell’attuale museo, che prende il nome da Agata di Paternò, principessa di Satriano e madre del Filangeri. Il pavimento è uno spettacolo dell’arte maiolicata napoletana dell’800 visto che le mattonelle sono ricche di stemmi e simboli del casato.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 29 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 29 Novembre 2019

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