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I dettagli di Napoli: il Palazzo dei Principi Sannicandro alla Stella

| 4 Giugno 2020

In via Stella, nell’omonimo e popolare quartiere, sorge il Palazzo dei Principi Sannicandro alla Stella. Un bell’edificio ricco di storia e di testimonianze sebbene, nel corso dei secoli, abbia subito rimaneggiamenti e modifiche. Costruito nella seconda metà del ‘500 è stato acquistato dai Carafa di Maddaloni, una delle famiglie più nobili del vicereame che lo hanno letteralmente trasformato con tanti bei lavori tale da renderlo ricchissimo con il portale d’ingresso in piperno, gli affreschi della volta dell’androne, il cortile coperto e la scala monumentale. Una vera e propria residenza degna di una famiglia potente e ricca tenuto conto che, nel corso della rivolta popolare del 1647, anno della prima repubblica napoletana con Masaniello, il palazzo è stato preso d’assalto dalle orde popolari  e spogliato di sete, ori, argenti, arazzi, quadri, carrozze, cavali e ogni altro bene saccheggiabile.. Nove anni dopo i Carafa di Maddaloni hanno acquistato dal marchese del vasto l’omonimo palazzo in via Toledo, nuovo cuore pulsante della capitale. Oltre un pagamento in migliaia di ducati, l’accordo ha previsto la permuta con due immobili: un terreno con fabbricato a Posillipo e il palazzo in via Stella. Poco dopo, però, il nuovo proprietario lo ha venduto a Gaspare Roomer il quale ha dato il via a una nuova stagione di lavori, modifiche e abbellimenti tanto che alla morte del ricco banchiere dei Paesi Bassi, l’inventario di palazzo annoverava oltre 1100 dipinti! E si trattava di veri e propri capolavori dei maggiori maestri della pittura dell’epoca: da Mattia Preti a Luca Giordano e ancora Aniello falcone, Domenico Vaccaro, Rubens. Con la scomparsa dell’imprenditore l’edificio è passato tra le proprietà del monastero di Santa Maria Maddalena dè Pazzi e, nel 1684, è stato venduto, ancora una volta a Carlo Caracciolo, duca d’Airola che non ha avuto figli dal matrimonio con Eugenia Cattaneo Della Volta. La costruzione è passata in eredità alla linea femminile ovvero ad Antonia Caracciolo che aveva sposato Giovan Battista di Capua principe della Riccia. Passato al figlio Bartolomeo alla morte dei genitori nel 1715 è risultato essere abitato dal genovese Baldassarre Cattaneo Della Volta  che è stato, addirittura, il padrino del principe Raimondo di Sangro di San Severo, cognato di Carlo Caracciolo duca d’Airola, padre di Domenico Cattaneo, precettore del futuro re Ferdinando I delle Due Sicilie. In questo palazzo hanno lavorato Francesco Solimena e il suo allievo prediletto Michelangelo Schilles. I vari discendenti hanno abitato lo splendido palazzo fino al 1800 quando, da Matera, vi si è trasferita la famiglia Ridola che, nel capoluogo lucano, vanta l’intitolazione di uno dei più importanti musei archeologici al mondo. Di quello splendido palazzo, però, rimangono i ricordi, le descrizioni dei vari storici che si sono occupati delle bellezze di Napoli perché, nel corso del tempo, piani, appartamenti e saloni sono stati frazionati per creare delle moderne abitazioni anche se l’originale portale e il cortile delle carrozze sono ancora oggi una ricca testimonianza di un nobile e importantissimo passato.

A cura di Luciano Troiano

 

 

 

 

 

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 4 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 4 Giugno 2020

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