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I dettagli di Napoli: il viceré Gaspare di Baiamonte amante dell’arte e della diplomazia

| 5 Giugno 2020

Gaspar de Bracamonte y Guzmán, terzo conte di Peñaranda, conosciuto come Gaspare di Baiamonte è stato viceré di Napoli dal gennaio 1659 al settembre del 1664, collezionista d’arte e diplomatico spagnolo. Prima del suo arrivo nella capitale vicerale è stato impegnato, dal 1645 al 1647, in Westfalia, assieme a Maximilian conte di Trauttmansdorff, per l’impero, il duca di Longueville Enrico II di Orleans per la Francia, nelle trattative di pace per la famosa Guerra dei Trent’anni. Quando ha lasciato la città per far ritorno in Spagna gli oggetti, i dipinti e i beni che ha portato nella penisola iberica erano così numerosi da impressionare il cronista dell’epoca Vincenzo Fuidoro che, ne I Giornali di Napoli 1660-1665 pubblicato nel 1934, ha scritto che “si imbarcarono le robbe del Pignoranda che sono 1500 colli grandiosi”. Il viceré ha dovuto affrontare e gestire l’epidemia di peste del 1656, questo, tuttavia, non ha bloccato la vita di corte fatta di ricevimenti per la nobiltà che omaggiava il viceré di splendidi donativi rappresentati dalla migliore produzione degli artisti napoletani. “A Napoli, la correttezza dimostrata nello svolgimento del suo incarico, lo portò anche a rifiutare più di un omaggio, per lo stupore dei sudditi napoletani, che erano abituati a ben altre attitudini da parte dei viceré – ha scritto Ida Mauro in Le acquisizioni di opere d’arte di Gaspar de Bracamonte y Guzmán,conte di Peñaranda e viceré di Napoli(1659-1664) pubblicato sul n. 18 della rivista Locus Amoenus nel 2007 –  Tra i «1500 colli» del conte di Peñaranda figuravano certamente le 18tele acquistate nell’almoneda di Giovan Francesco Serra. Una di queste «una Istoria di San Giovanni Battista, che riceve la Beneditione del Padre con grandi figure dal naturale di mano di michelangelo da Caravaggio» non entrò mai nelle collezioni reali, forse perché rimase nelle casse del vicerè o di qualche altro intermediario dell’acquisto in riconoscimento del servizio prestato”. Ovviamente a pagare non era mai il viceré ma un suo preposto, un nobile di fiducia, che faceva ricorso ai ducati di un apposito banco: quelli della Regia Cassa Militare con tanto di ricevuta che indicava anche la causale dei pagamenti come ad esempio testimonia un documento dell’Archivio Storico del Banco di Napoli relativo al Banco di San Giacomo dove il giornale di cassa del 1664 testimonia “una partita di 11.000 ducati estinta” pubblicata sul volume del 1989 La collezione Serra di Cassano di Antonio Vannugli per i tipi di Arte d’Occidente di Salerno. In questo caso la persona incaricata di saldare il noleggio delle navi, ha specificato Ida Mauro, è “Miguel López de Barrionuevo, maggiordomo del viceré appartenente a una famiglia con forti interessi nel Regno, detentrice del titolo di marchesi di Cusano Mutri. Sarà lui a pagare, il 3 settembre 1664, il capitano Filippo Vento “per il nolleggio di due navi su cui vennero imbarcati i beni del conte: A don Michel Lopez Bario Nuevo ducati cinquecento et per esso a Capitan Felippo Vento che è della nave nominata San Gioseppe e Santa Chiara et detti sono in conto delli noli della nave il di 2 del presente noliguatoli per dover condurre da questo porto di Napoli cavalli, robbe et altro sino a Cartagine o in altra parte di Spagna a sua elettione in conformità del contratto di nolegio d’essa nave stipulato per mano di notaio Francesco Antonio Montagna di Napoli il di 2 del presente deli quali si habia relatione con firma del detto Felippo Vento”. Il carico era composto da “arredi e stoffe pregiate, tra queste figuravano tre serie di arazzi, tapicería de Harrás con storie di Achille, Costantino e Davide forse acquistate a Napoli dai ricchi mercanti fiamminghi attivi in città o prodotte da botteghe napoletane”. Il figlio del conte, Gregorio, è morto senza discendenza, per sua volontà, tutti i beni sono stati donati “al Convento delle Carmelitane di Peñaranda che tuttora conserva la migliore collezione di quadri e bronzi di arte italiana, ed in particolare di fattura napoletana, esistente nella zona”.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 5 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 5 Giugno 2020

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