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I dettagli di Napoli: Iside, protettrice dei naviganti e delle madri

| 19 Maggio 2020

“Sei tu che, da sola, hai ritrovato tuo fratello Osiri, che hai ben governato la barca, e gli hai dato una sepoltura degna di lui”. Così recita l’Inno a Iside, scritta sul papiro di Ossirinco che risale a 100 anni prima della nascita di Cristo. Iside è stata la dea egizia della fertilità e della maternità. Regnava felice assieme  a Osiride che suo fratello Seth, però, ha fatto uccidere con un inganno perché geloso che la propria moglie provava per l’altro dio. La storia ci ha narrano che Seth ha fatto entrare Osiride in una bara poi gettata nel Nilo. Iside accompagnata da Anubi è riuscita a recuperare il sacello ma Seth, nuovamente, la ruba per poi fare a pezzi il corpo di Osidirde spargendo le membra in diverse città. La moglie, tuttavia, è riuscita a recuperare tutto il corpo e a rassembrarlo riportandolo in vita attraverso l’acqua sacra. Osiride è stato vendicato dal figlio Horus. Iside, però, che troviamo più volte nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, è stata anche una figura associata alla divinazione e al mondo ctonio dell’oltretomba, con il marito ha dato agli uomini l’agricoltura, la lavorazione dei tessuti e la loro decorazione ed è simbolo dell’istituzione del matrimonio. Iside, a Napoli, è stata venerata poiché protettrice dei naviganti e delle madri; il suo culto era di tipo misterico ovvero per pochi iniziati. E’ rappresentata come una donna con una lunga tunica che sul capo ha il simbolo del trono mente in mano ha l’ankh ovvero un antico simbolo egizio che rappresenta la vita e l’immortalità. Il suo culto è arrivato nel mondo ellenistico e romano. Apuleio la descrive come “Confondeva il mio sguardo un manto nero come l’ebano, che splendava d’una sua lucentezza tenebrosa”, la dea aveva anche due festività: il Navigium o vascello di Iside il 5 marzo e l’inventio di Osiride dal 29 ottobre al primo novembre. Date che non sono casuali tenuto conto della differenza del calendario romano con quello attuale, A marzo iniziavano a germogliare i semi messi a dimora quindi c’era un ritorno alla vita mentre a novembre, con i giorni più corti e il buio a dominare sulla luce era l’oltretomba che, momentaneamente trionfava sulla vita. Il Navigium del Mann è stato ritrovato il 18 ottobre 1765 nel sacrarium di Iside a Pompei.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 19 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 19 Maggio 2020

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