domenica 21 aprile 2019
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I dettagli di Napoli: la cappella angioina dei nobili Pappacoda

| 8 Aprile 2019

Nel centro antico, proprio di fianco San Giovanni Maggiore c’è un monumento poco conosciuto perché sempre chiuso: la cappella di San Giovanni di Pappacoda. L’edificio religioso, oggi utilizzato per la discussione delle tesi di laura degli studenti dell’università de L’Orientale, è stato realizzato nel 1415 da Arturo Pappacoda, membro della corte di re Ladislao I d’Angio, detto il Magnanimo, ultimo erede legittimo degli Angiò Durazzo. Nel cuore barocco della città, trovare un’opera gotica lascia a bocca aperta e peccato non poter ammirare i tesori che custodisce: i sepolcri di Sigismondo e Angelo Pappacoda di Girolamo Santacroce, autore dell’altare della chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli e la tela di San Giovanni Evangelista attribuita al Solimena. L’esterno, in tufo, mostra un delizioso portale in marmo bianco dove sono raffigurati San Michele che sconfigge il drago, gli arcangeli Gabriele e Raffaele, una lunetta circondata da angioletti dove è rappresentato Gesù Bambino tra gli evangelisti e, ai lati, la Madonna in Trono e San Giovanni. Il complesso da diversi anni è circondato da una inferriata posta per impedire atti vandalici, furti e intrusioni. Un vero peccato che questo tesoro sia costretto a tenere serrata la propria porta.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 8 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 8 Aprile 2019

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