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I dettagli di Napoli: la Cappella Loffredo a Donnaregina Vecchia

| 26 Marzo 2020

Nella chiesa di Santa Maria Donnaregina vecchia, dove c’è lo splendido monumento funebre di Maria d’Ungheria, c’è una cappella ricca di colore che contrasta con il chiarore del tempio. E’ l’unica cappella presente fatta realizzare dalla famiglia Loffredo. “Edificata nel 1407 da Errico Loffredo – ha scritto Giuseppe Sigismondo nella sua Descrizione della Città di Napoli e dei Suoi Borghi pubblicato per i tipi de I Fratelli Terres nel 1788 – e modernata da Sigismondo Loffredo Principe di Cardito nel 1689”. Al suo interno c’era anche un quadro che rappresentava San Giorgio che uccide il drago del Solimena e una scultura, opera dei fratelli Ghetti, gli stessi del monumento funebre del cardinale Innico Caracciolo situato alla destra nell’abside del Duomo. La chiesa ha origini trecentesche ed occupa lo spazio che, originariamente, è stato a disposizione delle monache basiliane già 200 anni prima del 1000 per passare poi alle benedettine; alla fine del secolo XIV, è stata oggetto di un poderoso restauro finanziato dalla regina Giovanna II d’Angiò che era succeduta al fratello Ladislao I morto senza eredi. Per avere una cappella, l’unica, nella chiesta dove è stata sepolta una regina, i committenti dell’opera devono essere stati davvero importanti. “Le radici dell’antichissima e nobile famiglia napoletana Loffredo si perdono nella notte dei tempi – ha scritto la pagina Nobili napoletani -. L’Abate Michele Giustiniani cita le Cronache dell’Anno Mille dove si narra che il capostipite della famiglia Loffredo fosse Ugone agnato dei Conti di Normandia, figlio di Loffredo da cui prende il nome la famiglia, figlio del Re Horik I di Danimarca, venne in Puglia nell’anno 1000 circa. Citati nei Privilegi di Re Ruggero d’Altavilla nell’anno 1141, dell’Imperatore Federico II nel 1246 e del Re Filippo IV nel 1635 dove vengono onorati del titolo di «Illustri» e «Nobili Consanguinei» della Casa Reale Normanna di Sicilia. Il casato possedeva i feudi di Castellaneta, Mottola, Martina, Palo e Modugno e la contea di Montescaglioso, conti di Trani nel 1045, Matera nel 1064, Montescaglioso, Lecce e Sessa nel 1070, Capaccio nel 1266; duchi di Gaeta nel 1072. I Loffredo furono ascritti al Patriziato napoletano del Seggio di Capuana e, dopo l’abolizione dei Sedili, furono iscritti nel Libro d’Oro napoletano”. La cappella è stata realizzata con pianta rettangolare, ha due bifore e volta a crociera; è affrescata con l’Annunciazione e la Madonna col Bambino sula parete di fondo e un crocifisso ligneo trecentesco. Sulla parete di destra; ci sono le Storie della vita di San Giovanni, all’ingresso quella di San Francesco che predica agli uccelli e riceve le stigmate; sulla volta, infine i santi Pietro e Paolo.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 26 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 26 Marzo 2020

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