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I dettagli di Napoli: la chiesa del SS. Salvatore alla Pietrasanta

| 30 Marzo 2020

All’inizio di Via Tribunali c’è la maestosa basilica della Pietrasanta. Davanti a lei l’omonimo e millenario campanile e la Cappella Pontano. Incastonata tra la chiesa e il tempio voluto dell’umanista c’è la piccola chiesa dell’Arciconfraternita del Santissimo Rosario del Bambino alla Pietrasanta conosciuta anche come Cappella del SS. Salvatore. Un luogo ricco di storia, come tutta l’area del resto. Restaurata nel 1766 è stata arricchita con uno splendido pavimento maiolicato, un bell’altare in marmi policromi e il portale in piperno; alla sinistra, invece, c’è la bella e piccola edicola votiva dedicata alla Madonna della Neve. La struttura è stata usata, originariamente, come sagrestia della basilica fino alla fine del 1800 quando la chiesa è diventata sede dell’arciconfraternita del Santissimo Rosario del Bambino alla Pietrasanta conosciuta anche come la Congrega del Sagramento o del Cappuccio. Chiusa per decenni, è stata riaperta nel 2010 ed ospita degli autentici capolavori. Sull’altare, ad esempio, è collocata la tela che rappresenta la Trasfigurazione dipinta da Giuseppe Marullo nonostante Aspreno Galante, nella Guida Sacra della Città di Napoli del 1872 l’attribuisse a una allieva di Massimo Stanzione: Annella di Massimo  De Rosa. Sulla destra, c’è il quadro che raffigura San Francesco da Paola, uno dei patroni del Regno duosiciliano assieme alla Madonna Immacolata, realizzata da Francesco Magliano e il bel pulpito bianco con i fregi dorati; di fronte, si trova uno splendido trittico cinquecentesco di Giovanni Filippo Criscuolo: il tema è quello del Calvario di Cristo con, ai lati, Luigi IX, il re santo, e Carlo Magno. L’area sacra è delimitata da una bella balaustra in metallo che conferisce leggerezza, trasparenza e profondità all’ambiente nonostante le ridotte dimensioni. Così come la basilica, anche la chiesa della congrega sorge sui resti di quella che era denominata la basilica pomponiana del VI secolo edificata sui resti del tempio pagano di Diana.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 30 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 30 Marzo 2020

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