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I dettagli di Napoli: la fontana di Zeus e del ratto d’Europa nella Villa Comunale

| 3 Giugno 2020

Angelo Viva, allievo di Giuseppe Sanmartino, autore del famosissimo Cristo Velato, ha realizzato, alla fine del ‘700 la bella fontana del Ratto d’Europa che oggi si trova all’interno della Villa Comunale. Lo scultore partenopeo ha avuto una lunghissima vita artistica, oltre mezzo secolo, nel corso della quale ha lasciato in eredità degli autentici capolavori quali gli angeli dell’altare della basilica di San Paolo Maggiore, gli stucchi nella basilica della Santissima Annunziata Maggiore e le statue degli Evangelisti nella cappella Pappacoda oltre a essersi occupato del restauro del dio Nilo a Largo Corpo di Napoli. La fontana, nata per la Marinella, è stata spostata ad inizio ‘800 all’interno della villa. Il tema è quello del ratto di Europa da parte di Zeus, dunque un tuffo nella mitologia dell’antica Grecia che ha come temi l’Europa e l’acqua, simbolo della vita. L’opera è circondata da una ringhiera in ferro battuto e dei bei lampioni in ghisa. Al centro della vasca circolare ci sono delle rocce scure, pietre laviche, sulle quali c’è un toro, cavalcato dalla bella Europa e due sirene, con un chiaro rimando al mito di Partenope dalla quale è nata Napoli. La storia classica, con Esiodo, ci ha raccontato che la bella Europa, dalla quale sono nati tutti i fiumi e i corsi d’acqua in generale, sorella di Asia, è stata sposa di Zeus che avendola vista, di giorno, sulla spiaggia fenicia, se ne è invaghita. Il padre degli dei, per conquistarla, si è trasformato in uno splendido toro bianco e, una volta avvicinato alla donna, l’ha invitata a salire sul suo dorso. Conquistata dall’abbagliante mantello e dal profumo di zafferano che Zeus, sotto mentite spoglie, emanava, Europa ha accetto l’invito salendo sulla sua groppa e, attraversando il mare, i due sono giunti all’isola di Creta. Qui, il dio ha rivelato il suo vero aspetto alla fanciulla che però ha rifiutato l’approccio finché il padrone dell’Olimpo non è riuscito a farla sua in un bosco di alberi sempreverdi. Da questa unione sono nati tre figli: il primo re di Creta: Minosse, con Radamanto e Sarpedonte. Minosse è stato, a sua volta, il primo re di Creta e colui che ha voluto la costruzione del labirinto dove c’era la dimora del famoso minotauro.  L’unione tra i due è stata celebrata dallo sposo con tre preziosissimi doni: il gigante di bronzo Talo, protettore che aveva il compito di sorvegliare le coste dell’isola, il velocissimo cane Lelapo al quale nessuna preda sfuggiva se non la volpe di Teumesso che depredava i tebani e un giavellotto che, lanciato, non mancava mai il suo bersagli. Lelapo che non è riuscito a catturare la volpe è stato trasformato, da Zeus, prima in pietra e poi nella costellazione del Cane Maggiore che è una delle 48 elencate da Tolomeo. Il giavellotto infallibile, invece, ha causato la morte della figlia di Minosse, Procri, durante una battuta di caccia, dopo essere stato scagliato dal marito di questa, Cefalo, contro quella che doveva essere una preda. Per il toro bianco, però, la storia non è finita perché Zeus, dopo questa avventura galante, ha datoi vita al toro bianco che oggi compone quella che è conosciuta come la costellazione del Toro.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 3 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 3 Giugno 2020

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