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I dettagli di Napoli: la Madonna del Soccorso a San Pietro a Majella

| 14 Novembre 2019

Segna l’incrocio tra via Tribunali e piazza Miraglia: è la splendida chiesa di San Pietro a Majella, costruita sul finire del 1200 per volontà di Carlo II d’Angiò, re di Napoli dal 1285 al 1309. Dedicata a Celestino V, il papa del “gran rifiuto” era sotto la tutela della Congregazione dei Celestini voluta proprio dal pontefice eremita sulla montagna abruzzese. La struttura è un esempio di architettura gotica partenopea sebbene, nel corso dei secoli abbia subito molte trasformazioni come l’aggiunta di sei cappelle, lo spostamento della facciata, l’ampliamento del monastero per accogliere i padri celestini originariamente a Santa Caterina a Formiello che, su ordine di Federico I, tra il ‘400 e ‘500, lo hanno dovuto cedere ai domenicani. Nel ‘600, invece, la grande trasformazione barocca con l’arrivo di marmi e stucchi, il soffitto a cassettoni dell’ingegnere e falegname Bonaventura Presti, frate certosino che ha completato il cantiere della certosa di San Martino, per l’incredibile spesa di 3500 ducati di cui 1500 per le sole tele di Mattia Preti! Tra le meraviglie che ci sono, bisogna assolutamente segnalare i cicli di affreschi trecenteschi della Cappella Leonessa e Cappella Pipino, una statua di San Sebastiano di Giovanni da Nola, la Madonna che appare in sogno a papa Celestino di Massimo Stanzione e i quadri a tema sacro di Francesco De Mura ma a lasciarci veramente meravigliati sono l’altare maggiore composto da ben 600 marmi dei fratelli Ghetti e la balaustra realizzata da Cosimo Fanzago. Nel 1826 il monastero è stato trasformato in sede del famosissimo e prestigioso conservatorio mentre la chiesa è attualmente interessata da lavori di restauro dopo quelli di fine ‘800 terminati nel 1927. Inoltre, tra i tanti tesori e capolavori ancora celati agli occhi di fedeli e turisti, il tempio custodisce uno splendido affresco raffigurante la Madonna del Soccorso davanti la quale Giovanni d’Austria, figlio di Carlo V, è andato a inginocchiarsi e pregare prima della battaglia di Lepanto dove era comandante della flotta della Lega. Ottenuta la vittoria contro i turchi, tutto l’esercito si è recato in devoto pellegrinaggio davanti l’immagine della Vergine, custodita a San Pietro a Majella, deponendo colà le armi usate nella battaglia come segno di ringraziamento. Alcune delle bandiere sottratte all’esercito nemico sono oggi custodite in una teca all’interno del Museo del tesoro di San Gennaro.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 14 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 14 Novembre 2019

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