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I dettagli di Napoli: la Madonna della Purità, Signora protettrice e padrona della città

| 10 Febbraio 2020

Lungo il decimano maggiore, in via Tribunali, di fronte piazza Riario Sforza, c’è il Pio Monte della Misericordia. Innumerevoli i tesori custoditi a partire dal famosissimo Caravaggio, i preziosi arredi liturgici, le numerose tele dei conosciuti maestri della pittura napoletana. Tra questi, cattura la nostra attenzione, il frammento di un’opera più grande e complessa di cui rimane solo la parte in esposizione. E’ la Madonna della Purità dipinta dal fiammingo Teodoro d’Errico attorno all’ultimo quarto del ‘500; dipinto di grande importanza tenuto conto che a metà del ‘600 è stata eletta “singolar Signora protettrice e Padrona” di Napoli. “Dirk Hendricksz, conosciuto anche come Teodoro D’Errico – ricorda Achille Della Ragione nel suo saggio La pittura del seicento napoletano -, è documentato a Napoli dal 1574 al 1608 ed è il principale esponente della colonia fiamminga in città, ideatore di una pittura tenera dal ricco impasto cromatico, che raggiungerà il culmine del successo nei due celebri cassettonati di San Gregorio Armeno prima e di Donnaromita poi. Sono vaste composizioni che, alla ricercatezza del colore, associano uno stile pittorico di pretta marca barroccesca. I pittori nordici erano specializzati in pitture di paesi e nelle vedute, in quadri di genere come le stagioni, le stregonerie o le cacce ed erano abilissimi a dipingere sul rame con colori fini, vivaci ed allegri. Al di fuori dei loro settori preferiti erano spesso destinatari di importanti committenze da parte di chiese ed ordini religiosi”. La Madonna della Purità che si trova al Pio Monte racchiude tutte le caratteristiche stilistiche descritte benissimo da Della Ragione tanto che al medesimo artista sono anche attribuite dipinti col medesimo soggetto che si trovano a Paola, Rende e L’Aquila. Il tema della Madonna col Bambinello è stato da sempre molto diffuso nell’ambito della venerazione familiare ma all’epoca della Controriforma si afferma in maniera preponderante in ambito pubblico e D’Errico ha recepito benissimo la cifra stilistica. Testimonianza ne sia il brandello su tavola del Pio Monte che apparteneva, originariamente ad un dipinto della chiesa di Santa Maria della Misericordia. L’iconografia è quella dettata dal Concilio di Trento e che il potente ordine dei Teatini  ha fatto proprio: con la Vergine che, con lo sguardo verso il basso a simboleggiare la sua umiltà nonostante sia la Madre di Gesù, reca in braccio il Bambinello visto di fianco che mostra la sua gamba sinistra come se volesse avvolgersi alla mamma. Sullo sfondo un panneggio di foglie in oro con bordi neri: i colori riservati alla sola nobiltà; il vivace azzurro  del manto della Mamma Celeste con drappi e ricami in fili d’oro arricchiscono l’immagine mentre Cristo bambino guarda il fedele che si para davanti in preghiera e “nella mano sinistra si intravede una mela, simbolo codificato del rifiuto di Adamo ed Eva, cioè del peccato originale, divenuto frutto salvifico di redenzione” come scrive Elio Pindelli in Iconografia e iconologia della Madonna della Purità.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 10 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 10 Febbraio 2020

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