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I dettagli di Napoli: la nobile famiglia d’Ayala Valva e la chiesa del Santissimo Redentore

| 27 Maggio 2020

Una piccola chiesa, edificata per volontà di Francesco d’Ayala Valva, nei pressi dell’omonimo palazzo residenza della famiglia nobiliare lungo Corso Vittorio Emanuele, a pochi passi dalla fermata della funicolare di Chiaia. E’ quella del Santissimo Redentore la cui costruzione risale al 1904 quando era forte la volontà e la necessità di dare ai fedeli un luogo di preghiera nella zona. La famiglia d’Ayala apparteneva ai nobili di Spagna, arrivata in Italia all’inizio del 1600 e aggregata alla nobiltà di Taranto come riporta L’araldo, almanacco nobiliare del Napoletano del 1908. “In Spagna la famiglia d’Ayala era di origini illustri ed aveva avuto supremi cavalieri, signori titolati e Regitori” ha ricordato il Mugnos in Teatro della nobiltà del mondo pubblicato a Napoli nel 1680. Sempre all’inizio del ‘600, il capostipite Diego ha sposato a Taranto, donna Eleonora Simonetta di Castellaneta. Nel 1647 grazie a don Giovanni Alfonso Enriquez, viceré di Napoli, ha ottenuto il regio governo della città di Lecce. Nel 1799, il pronipote che portava lo stesso nome del capostipite, Diego, Ha sposato l’abruzzese Maria Gaetana Valva figlia del marchese Matteo che ha fatto unire ai d’Ayala il proprio cognome e stemma grazie all’assenso del fratello di Maria Gaetana, Giuseppe Maria, ultimo discendente senza eredi diretti. Così è nata la casata d’Ayala Valva che unisce Spagna, Puglie, la capitale vicereale e l’Abruzzo marsicano. Una famiglia che, in tempi più recenti, ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita e diffusione del sistema della Casse Rurali come testimoniato dalle ricerche di Luigi Russo “Antonio d’Ayala e la Cassa rurale e cattolica di San Prisco” effettuate nell’Archivio di Stato di Caserta e confluite in una omonima pubblicazione nel 2010. La chiesa di Corso Vittorio Emanuele è tradizionale e si ispira a quello che, in architettura, viene definito stile paleocristiano grazie al progetto di Antonio Maresca di Serracapriola che ha guidato tutte le fasi realizzative che si sono concluse nel 1912. Architettonicamente la facciata è articolata in due ordini e, sopra il portale in bronzo, c’è una lunetta con l’Agnello sacrificale con lo stemma nobiliare dei d’Ayala Valva. L’edificio ha sei finestre che danno luce all’unica navata che, al centro dell’abside ha un mosaico con il Cristo Benedicente. All’esterno del tempio c’è il campanile con una meridiana e una piccola area verde.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 27 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 27 Maggio 2020

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