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I dettagli di Napoli: la Pietà dei Turchini in via Medina, scrigno di tesori

NapoliCapitale | 22 Ottobre 2019

In via Medina, importante arteria del centro città che prende il nome dal viceré spagnolo Ramiro de Guzmán duca di Medina, c’è una delle chiese monumentali più ricche di tesori. E’ la Pietà dei Turchini, così chiamata dal colore degli abiti che indossavano gli orfani assistiti dalla Congregazione dei Bianchi dell’Oratorio.  La sua costruzione è della fine del ‘500 ma solo nel secolo successivo il tempio, originariamente più piccolo dell’attuale ma sempre con le sue dieci cappelle, ha preso le forme giunte fino ad oggi. Per l’ampliamento è stato necessario acquistare gli immobili confinanti che, una volta demoliti, hanno creato lo spazio necessario per il transetto. Per comperare le case confinanti la congregazione ha dovuto spendere la cifra, altissima, di 3280 ducati: un impegno possibile grazie alle donazioni di benefattori e mecenati tra cui il banchiere e collezionista olandese Gaspar Roomer. Nella chiesa hanno lavorato i più grandi artisti dell’epoca come Luca Giordano, Paolo De Matteis, Andrea Vaccaro, Battistello Caracciolo, Belisario Corenzio, Domenico Fiasella. Tante sono le bellezze contenute in questo luogo sacro che si rischia l’estasi del bello! I marmi policromi sono uno spettacolo per gli occhi e un esempio di maestria dei maestri napoletani, come l’altare maggiore di Giovanni Atticciati  e la balaustra di Carlo Dellifranci. Tra le tele si ammirano L’invenzione della Croce di Luca Giordano e La Resurrezione di Paolo De Matteis. Risale ai primi decenni del ‘700, invece, il pavimento opera del riggiolaro ovvero fabbricante di maioliche invetriate Donato Massa. Una volta entrati, alla destra, c’è anche lo splendido pulpito in legno settecentesco: un altro capolavoro da ammirare in meditazione rapiti da tanti capolavori.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 22 Ottobre 2019 e modificato l'ultima volta il 22 Ottobre 2019

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