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I dettagli di Napoli: la stella dell’alchimia, Fra Donato D’Eremita

| 18 Marzo 2020

E’ senza ombra di dubbio il più del libro di spagiria del ‘600. Si tratta Dell’Elixir Vitae di Fra Donato D’Eremita di Roccadevandro, religioso domenicano, pubblicato a Napoli nel 1624 per i tipi di Secondino Roncagliolo. La spagiria deriva dai termini greci Spaein e ageirein, ovvero: separare e unire e consiste nel creare rimedi naturali con le piante. Una scienza nata agli inizi del 1500 con Paracelso e che il predicatore ha fatto sua diventando il più bravo e famoso speziale della Napoli del vicerame. Suoi luoghi d’azione sono state due importanti strutture religiose: il convento di Santa Maria della Sanità e, poi, quello di Santa Caterina a Formello. Prima di Napoli “a Firenze, speziale al servizio di Cosimo II de’ Medici – scrive Massimo Marra in Uomini e idee dell’alchimia a Napoli nel periodo del Viceregno, edito a Milano nel 2000 per la Mimesis -, Donato aveva potuto formarsi in quello che per tutto il secolo precedente, sotto la reggenza di Cosimo I e di suo figlio Francesco, era stato un importante centro di studio ed irradiamento dell’alchimia”. Tornato a Napoli, si trasferisce alla Sanità dove basilica e convento avevano e gestivano un importantissimo centro di spezieria. Qualche anno dopo, Fra Donato, arriva nel covento di Santa Caterina in via Carbonara e, appositamente per lui, viene realizzato un giardino di erbe comunemente conosciuto come giardino dei semplici che cura e dirige recandogli grande fama e cospicui introiti alla spezieria conventuale, soldi che saranno utilizzati per arricchire quel gioiello che è la chiesa che oggi possiamo ammirare. Fra Donato conosceva la scienza alchemica con i suoi maestri quali Imperato, Stigliola, Parigino oltre agli autori greci e arabi. La sua attività lo rende quello che oggi sarebbe una vera e propria celebrità “Havendo poi in detto tempo il suddetto Fra Donato acquistato credito grande – ha scritto Frà Tomaso Renaldi nella Historia Chronologica del Convento di Santa Caterina a Formello custodita a Roma nell’Archivi Ordinis Praedicatorum -, et essendo stata conosciuta la sua gran prattica e scienza in dett’Arte Farmeceutica e particolarmente nella Chimica, et anco mediante le stampe di alcuni libri da esso composti circa la manipulatione e compositioni di molti pretiosi medicamenti e particolarmente del’Elixir Vite; cominciò la Spetiaria ad avere un concorso grande”. Sempre Massimo Marra ha ricordato che l’elixir del frate è “quintessenza alchimistica, nascosta nella porzione sottile del creato, mediatrice tra visibile e invisibile…Tutto, nell’universo, aspira a questa perfezione, a questo compimento radicale, a questa essenza traslucida infinitamente pura dalla quale ogni bene ed ogni vitalità discendono”.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 18 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 18 Marzo 2020

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