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I dettagli di Napoli: la tomba di Roberto d’Angiò a Santa Chiara

| 8 Gennaio 2020

Imponente, maestoso, regale. E’ il sepolcro di Roberto d’Angiò nella basilica di Santa Chiara, morto il 19 gennaio del 1343, il più alto, grande e spettacolare mai realizzato fino ad allora. L’opera è ricchissima da una complessa iconografia, un vero e proprio racconto delle virtù e della vita di quello che era stato uno degli uomini più potenti di quel tempo che si è servito dell’arte proprio come strumento di propaganda della sua azione. Oggi alto ben 15 metri, all’origine era ancor più grande: mancano, infatti, il pinnacolo che s’innalzava al vertice del monumento con la statua di San Michele Arcangelo e i due laterali dove si trovavano statue degli altri due arcangeli, Gabriele e Raffaele. Si tratta di uno dei tanti sfregi al patrimonio culturale napoletano dovuto ai bombardamenti americani del 1943. Prima della morte il re aveva disposto di farsi seppellire a Santa Chiara, dove la salma è rimasta esposta fino al 3 febbraio. Il 24 dello stesso mese, la nipote Giovanna che succedeva al trono, su assenso della regina madre Sancia d’Aragona ha incaricato Jacobo de Pactis di sovrintendere il lavoro degli scultori fiorentini Giovanni e Pacio Bertini ingaggiati per realizzare il sepolcro che è stato terminato solo nel 1346 ovvero a tre anni dall’inizio con un costo di oltre 300 once d’oro: una cifra davvero esorbitante ma degna di un re. Il sarcofago si poggia su pilastri ottogonali che hanno raffigurate sei virtù: quattro cardinali(prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) e due teologali (fede e carità). Il grande sarcofago reale, splendido esempio di gotico angioino, rappresenta il re seduto in trono assieme a dieci membri della sua famiglia, le sue dimensioni, a sottolinearne la regalità, sono doppie rispetto alle altre e reca simboli regali quali la corona, lo scettro e il globo. Ai lati del sovrano ci sono le due moglie: alla sinistra c’è Violante d’Aragona con un cagnolino sul grembo simbolo di fedeltà, alla destra, la seconda moglie Sancia. La camera funebre si presenta con due angeli, molto danneggiati dagli eventi bellici del secolo scorso che aprono la tenda e mostrano il corpo del re vestito con un saio francescano, ha i simboli del potere regale e, sul fondo, sette fanciulle che rappresentano le arti del trivio e del quadrivio ovvero delle sette arti liberali che sono una celebrazione della saggezza del re. Il padiglione reale, mostra, infine, la grande statua del sovrano in maestà. Un’opera che illustra il ruolo sacro che aveva Roberto e la figura che rappresentava nel ‘300, un capolavoro dell’arte medievale mutilato dal delirio umano della guerra.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 8 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 8 Gennaio 2020

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