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I dettagli di Napoli: La venditrice di agrumi alla Spinacorona

| 9 Gennaio 2020

Uno dei pittori più conosciuti. Capaci di catturare l’anima delle persone ritratte, fedele sempre, fino alla fine, alla corrente verista. E’ Vincenzo Caprile, nato a Napoli, allora capitale del Regno, nel 1856. Di gran talento, si è formato nell’Istituto di Belle Arti dai 18 ai 21 anni, prima sotto la guida dell’abruzzese Gabriele Smargiassi, a sua volta allievo di Anton Sminck Van Pitloo, poi con Domenico Morelli: il più importante artista napoletano dell’800. Caprile, però, ha subito anche l’influenza artistica di un altro abruzzese, anche lui di Vasto e allievo di Smargiassi: Filippo Palizzi. A livello artistico, però, si è riconosciuto in quella scuola che ha preso il nome di Repubblica di Portici ovvero di “rigorosa ricerca del vero” che è stata la caratteristica della Scuola di Resina. Le sue tele conquistano il pubblico sin da subito e, nel 1880 a Torino, alla Esposizione Nazionale di Belle Arti, propone La dote di Rita, quadro che richiama le suggestioni agropastorali dell’abruzzese Michetti. Il successo prosegue all’Esposizione Nazionale di Milano, a Berlino nel 1883, a Nizza e a Torino nel 1884, a Venezia nel 1885, a Londra nel 1888. Una delle sue tele, però, ci colpisce in modo particolare, è La venditrice di agrumi alla fontana della Spinacorona dove, allo sfondo scuro delle costruzioni che richiama il colore tufaceo e del piperno che si mischiano ad un primo sguardo, fanno da contraltare i coloratissimi aranci e limoni sul banco della popolana venditrice con il giacchino azzurro a strisce nere, lo scialle rosso e il bimbo in braccio fasciato nel bianco del lino, ai suoi piedi una cesta e un braciere fumante. Alle spalle del misero banco dei gallinacci , un povero uomo con delle mummare, le anfore in terracotta utilizzate fino agli anno ’70 del secolo scorso, per ll’acqua ‘e mùmmare, un termine che arriva dal greco “bòmbylos” che significa vaso. La quinta scenica di questa tela è la famosissima fontana della Spinacorona situata in via Guacci Nobile, parallela del rettifilo, addossata alla parete della chiesa di Santa Caterina della Spinacorona Fontana che raffigura la sirena Parthenope che spegne le fiamme del Vesuvio grazie all’acqua che sgorga dai seni popolarmente chiamate zizze da cui fontana delle zizze. In quest’opera, Vincenzo Caprile, offre il meglio della sua arte con “degli scorci di Napoli, delle sue costumanze, dei tipi caratteristici e in particolare delle belle popolane, attenuatosi il vigore iniziale del suo linguaggio, egli divenne il facile e fortunato divulgatore di maniera con una pittura dalla pennellata agile e dal colore luminoso e tenero, cui bene accompagnava anche la tecnica del pastello, capace, peraltro, di delicate sfumature” come descritto da Enrico Giannelli nel suo Artisti napoletani viventi pubblicato a Napoli nel 1916. Vincenzo Caprile, assieme a Luca Postiglione, Pietro Scoppetta e altri, è stato tra gli autori dei decori delle sale del famoso Caffè Gambrinus. Il pittore, sul finire degli anni ’80 dell’800, è stato anche in Argentina per un anno salvo poi tornare in Italia e dividersi tra Venezia e Napoli dove morì nel 1936.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 9 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 9 Gennaio 2020

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