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I dettagli di Napoli: l’altare delle meraviglie nella Cappella Palatina

| 25 Novembre 2019

Palazzo Reale, in piazza Plebiscito, ospita tanti tesori e bellezze che ad elencarli occorrerebbero giorni. Non possiamo, però, non visitarlo e, nel restare meravigliati, non entrare nella Cappella Palatina, dedicata all’Assunta, progettata e realizzata grazie al genio di Cosimo Fanzago. All’interno, oltre lo stupendo presepe del Banco di Napoli con pezzi unici del ‘700 e dell’800 anche uno splendido altare maggiore proveniente dalla chiesa di Santa Teresa degli Scalzi. Ed è proprio questo capolavoro, unico nel suo genere a lasciarci meravigliati, sbalorditi e storditi da tanta bellezza, equilibrio e armonia. L’altare risale al 1674, in piena epoca barocca, ed è stato realizzato da Dionisio Lazzari, grandissimo scultore, architetto e marmoraro esperto nell’antica arte dell’opus sectile ovvero dei marmi commessi, una tecnica di lavorazione consistente nell’esecuzione di rappresentazioni e decorazioni tramite l’utilizzo di sottili lastre di pietre dure di colore, dimensioni e forme diverse, fissate su un piano. Lazzari è stato un figlio d’arte: suo padre era lo scultore fiorentino Jacopo giunto nella capitale vicereale per importanti lavori. Che l’arte fosse il suo destino era stabilito sin dalla nascita tanto che venne tenuto a battesimo dall’architetto Dionisio Nencioni e da Delia Vitale, moglie delle scultore Michelangelo Naccherino, autore del famoso Cristo crocifisso di San Carlo all’Arena e collega del padre. Ha iniziato a lavorare con papà e, appena ventenne, è stato subito iscritto alla corporazione dei marmorari e degli scalpellini. Tra i tanti gioielli lasciati in eredità a Napoli e al mondo c’è lo splendido altare della chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, trasferito a Palazzo Reale nel 1808 a seguito della soppressione degli ordini religiosi voluti dal primo re francese, Giuseppe Napoleone. Questo arredo sacro si caratterizza per la vivacità del colore delle pietre utilizzate, il blu in primis grazie al sapiente taglio dei lapislazzuli, dei rossi, del bronzo dorato e del verde. Una alternanza ritmica di vuoti e pieni dove le colonne fanno da completamento alle balaustre, le rientranze fanno spazio alle sporgenze in quella che è la raffigurazione di una navata di un tempio con il pavimento a scacchi bianco e rosso e rimanda alle suggestioni geometriche del rinascimento celando un’antica sapienza sull’arte delle proporzioni e della prospettiva. Al centro, in alto, lo splendido ciborio che nella forma richiama la cupola del Brunelleschi a Firenze e di Michelangelo a San Pietro. C’è anche una piccola raffigurazione di Santa Teresa a memoria delle monache e del monastero che ha commissionato il lavoro. Ai lati, infine, due porte, sormontate da altrettante teste d’angelo con ali, tutto in bronzo dorato, che lasciano spaziare lo sguardo verso uno scorcio esterno perfettamente in linea con la prospettiva interna. Insomma, c’è da rimanere solo col fiato sospeso!

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 25 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 26 Novembre 2019

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