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I dettagli di Napoli: l’Immacolatella di Pizzofalcone

| 6 Maggio 2020

Sul Monte Echia, luogo simbolo per la nascita del mito di Parthenope, chiusa, abbandonata e in pericolo c’è la chiesa dell’Immacolatella a Pizzofalcone, affettuosamente chiamata dagli abitanti del posto “delle Montagnelle” così come viene appellata tutta la zona. Costruita nel ‘500 con il nome di Regia Cappella del Santissimo Rosario e, quindi, parrocchia per le truppe vicereali alloggiate nell’ex villa Carafa. A metà dell’800, per volontà di re Ferdinando II, è stata totalmente rifatta e, nel 1859, è stata dedicata all’Immacolata Concezione come ha ricordato Giuseppe Sigismondo nel suo volume Descrizione della città di Napoli e suoi borghi pubblicato in Napoli presso i fratelli Terres nel 1788 “A fianco dell’Officio Topografico colla prospettiva volta a levante è la chiesa Parrocchiale, detta per lo addietro del SS. Rosario, per comodo della soldatesca e di tutti coloro che alloggiano nel quartiere di Pizzofalcone. Essa è stata di recente riedificata di pianta con più larghe dimensioni nel giro di tre anni, con la spesa di diciottomila ducati per la Reale munificenza, e per le indefesse cure del Parroco Pietro Scaramella”. Il monarca, inoltre, ha affidato l’incarico a Francesco Jaoul, architetto che, nel 1839, era stato insignito della medaglia d’argento di primo ordine così come riportato dagli Annali civili del Regno delle Due Sicilie. Il suo progetto, realizzato con la demolizione della vecchia chiesa, ha previsto e poi realizzato, un tempio con la pianta a croce greca, cinque altari sormontati da tele eseguite da Giovanni Girosi, Luigi Rizzo e Raffaele Spanò. Proprio Spanò ha eseguito il quadro di San Francesco di Paola: unico quadro superstite a degrado e furti, oggi conservato nella chiesa di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone. Una chiesa bella, come belle sono le chiese fatte da artisti con il dono della fede che, allora, certo non mancava, e, tocco da togliere il fiato, la gradinata d’ingresso che offriva una vista mozzafiato su tutto il golfo di Napoli: da Mergellina fino al parco marino di Punta Campanella di Massa Lubrense! L’orrore della seconda guerra mondiale dello scorso secolo, però, ha chiesto il suo pesante tributo anche alla chiesa delle Montagnelle quando una bomba, sganciata dagli americani in uno dei raid che hanno martellato e distrutto Napoli, l’ha centrata in pieno. Un vero dramma per il popolo affezionato da secoli al proprio tempio. Con il sacrificio di tutti, però, è stata subito restaurata e riaperta al culto pochi anni dopo il termine del conflitto. Le vicissitudini per quel luogo sacro non erano, però, terminate. Il terremoto del 1980 l’ha duramente compromessa e il mancato intervento di ripristino ha creato gravi problemi di stabilità facendo venir meno l’agibilità. In 40 anni nessuno è stato in grado di reperire fondi e restaurarla, nel frattempo gli spogli, i furti e i vandali hanno completato la triste opera. Restano gli altari in marmo coperti da stucchi e laterizi crollati, la sporcizia lasciata dai barboni e sbandati d’ogni sorta che l’avevano eletta a proprio rifugio e latrina! Nessuna traccia dei preziosi dipinti, mandato in frantumi il tabernacolo.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 6 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 6 Maggio 2020

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