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I dettagli di Napoli: Mattia Preti e il banchetto di Erode

| 24 Febbraio 2020

A Palazzo Zevallos di Stigliano, lungo Via Toledo, tra gli splendidi capolavori di cui, di volta in volta scriviamo, spicca una splendida tela di Mattia Preti: Il banchetto di Erode in mostra dal museo di Toledo in Ohio. Mattia Preti, conosciuto come il cavalier calabrese è nato a Taverna, 25 febbraio 1613. Dopo aver iniziato l’attività nella terra natia si è trasferito a Roma, influenzato dalla tecnica pittorica di Caravaggio nel 1653 si è trasferito a Napoli dove ha subito la cifra stilistica del più grande del tempo: Luca Giordano. Suo è l’affresco di Porta San Gennaro il cui restauro è iniziato la scorsa settimana, gli affreschi della vita di San Pietro Celestino in San Pietro a Majella o il Ritorno del figlio prodigo a Palazzo Reale. Tra i suoi lavori spicca Il banchetto di Erode dove “La crudele morte di San Giovanni Battista, decapitato per volere di Erodiade che istiga la figlia Salomè a chiederne la vita al re Erode, impegnato a soddisfare ogni sua richiesta, è trasformata da Preti in spunto per una rappresentazione tutt’altro che drammatica dell’episodio evangelico narrato da San Matteo – scrive Mariella Utili in Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta edito da Electa a Napoli nel 1999 -. Un precedente immediato per questo tipo di raffigurazione del tema dovette essere il Banchetto di Erode di Rubens, presente a Napoli intorno al 1640, nella collezione del mercante fiammingo Gaspare Roomer, tela che secondo le fonti antiche fece grande impressione sui pittori locali per la «magia di quei vivi, e sanguigni colori con maravigliosa maestria adoperati» (De Dominicì, p. 35). Alla morte del fiammingo, l’opera di Rubens passò in eredità, insieme ad una novantina di altri dipinti, a Ferdinand van den Eynden, mercante egli stesso e figlio di Jan, socio in affari di Roomer. Secondo la narrazione del De Dominici, il van den Eynden – colpito da un dipinto con le Nozze di Cana che Preti aveva eseguito per il Roomer – diventò egli stesso committente del pittore, acquistandone numerosi dipinti per la sua galleria”. Ed ancora “Se nient’affatto o poco rintracciabile risulta essere il senso dell’orrore, l’effetto ottenuto è che la testa del Battista sembra essere fuori luogo – dice Luigi tassoni in Il Seicento e lo spazio che non si vede: Mattia Preti -. Non può attirare l’attenzione visiva dello spettatore. I piatti scintillanti valgono forse più di quella testa fredda? No di certo. Eppure ciò che più importa in questa tela, ciò che c’è di più straordinario e sorprendente, è la sfasatura, il fuori luogo, la mancanza (di sorpresa ad esempio, di commozione, di tensione).Volutamente non c’è dramma, Mattia non lo vuole”. Mattia Preti ha lasciato la capitale del viceregno spagnolo nel 1661 chiamato a Malta dai Cavalieri dell’Ordine. Lì rimarrà fino al 3 gennaio 1699, anno della sua morte.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 24 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 24 Febbraio 2020

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