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I dettagli di Napoli: nella sagrestia di San Domenico Maggiore, un capolavoro del Solimena

| 31 Marzo 2020

Tra le opere che lasciano il fedele, il turista e l’appassionato d’arte, Napoli offre una infinità di capolavori. Una, però, suscita grande meraviglia: per l’esecuzione e il luogo. Si tratta di un grande affresco realizzato da Francesco Solimena sulla volta della sagrestia della basilica di San Domenico Maggiore, nel cuore del centro antico della città. Quello che doveva essere un semplice soffitto è un vero e proprio capolavoro grazie al decoro barocco con gli stucchi bianchi e dorati di Giovan Battista Nauclerio, gli stalli lignei delle pareti in legno di noce di Domenico Russo mentre, alzando la testa ecco che appare in tutta la sua bellezza il Trionfo della fede sull’eresia ad opera dei Domenicani realizzato dal Solimena nell’arco di circa otto anni a partire dal 1701. L’opera è tipicamente barocca con un trionfo di nuvole, santi colori, un turbinio di figure in cielo che danno un senso di leggerezza dove l’azzurro dei mantelli dei santi spiccano dal fondo bianco e dall’arancio che, richiamandosi al color oro, sembra avere il predominio sulle altre tonalità. La composizione, che rispetta i voleri della committenza, il potentissimo ordine dei frati predicatori domenicani, vede nella parte superiore la Santissima Trinità composta da Dio, Gesù Cristo e la Colomba dello Spirito Santo mentre nella parte più alta del dipinto, sulla sinistra, dei putti reggono la croce che ha il significato simbolico del trionfo della verità e vera fede sulle eresie. Assieme al trittico della Trinità ci sono la Vergine Maria e San Tommaso d’Aquino, teologo e filosofo tra i più importanti del pensiero, santo dal 1567 e dottore della chiesa cattolica che, questo caso, è rappresentato con il sole nel petto: energia vitale e luce della verità. Al centro della composizione di Francesco Solimena, invece, troviamo San Pietro Martire, Santa Caterina da Siena, Santa Caterina de Ricci e Santa Rosa da Lima, quest’ultima religiosa del nuovo mondo dove la presenza degli ordini predicatori e, quindi, dei domenicani è stata sempre fortissima per iniziativa della corona spagnola che aveva la missione dell’evangelizzazione dei popoli del nuovo mondo. Di poco spostato sulla sinistra, inoltre, si trova San Domenico, cui la basilica è intitolata, mentre riceve una stella da un angelo che è assieme alle Virtù la cui allegoria èera già stata dipinta, circa duecento anni prima, da Raffaello Sanzio nella Stanza della Segnatura in Vaticano. L’opera si chiude, guardando verso il basso, con i corpi in caduta libera che rappresentano le anime e le persone cadute a causa delle eresie dei catari e degli albigesi che San Domenico ha combattuto durante la sua predicazione.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 31 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 31 Marzo 2020

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