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I dettagli di Napoli: palazzo Calabritto, residenza dei re

| 10 Dicembre 2019

Nella bellissima piazza dei Martiri sorge come una splendida quinta scenica il glorioso palazzo Calabritto. L’area su cui è stato costruito è stata acquistata dalla famiglia Tuttavilla dai monaci di Santa Maria a Cappella Vecchia, passato qualche tempo, sono iniziati i lavori per la realizzazione di una delle più belle residenze della capitale. Ma chi era la famiglia Tuttavilla da essere in grado di affrontare simili spese in una delle zone più belle della città? Si tratta di francesi giunti  durante il periodo aragonese, il cui nome originario era Estouteville, diventata ricca e potente grazie ai servigi alla corona tanto da essere insigniti del titolo di duchi di Calabritto. E non è tutto perché sono stati iscritti al Seggio di Porto come aggregati al patriziato e, a seguito della soppressione dei sedili nel 1800, è stata iscritta nel Libro d’Oro napoletano. Nel corso dei secoli, la strirpe, ha saputo cogliere sempre il momento adatto per ingrandire i possedimenti e aggiungere titoli come quello di principe di Conca. Alla fine del ‘400 la famiglia prende possesso della contea di Sarno, alla fine del ‘500 è riuscita ad acquisire addirittura metà del feudo di Torre Annunziata da Geronimo de Bucchis, poi quello di Minervino nel 1675 dai Pignatelli, feudatari di Mignano in Terra di Lavoro. Iniziato dal poco il XVIII secolo, il duca Vincenzo, ha deciso di costruire un palazzo per dare un segnale della propria potenza e gloria. Tanto bello che ha attirato addirittura l’invidia di re Carlo III di Borbone che lo ha voluto acquistare, non senza persuasione, per la stratosferica somma di ben 34700 ducati: qualcosa come sei milioni di euro dei giorni nostri! Su quella augusta dimora ha lavorato l’architetto più famoso dei tempi: Luigi Vanvitelli, autore della Reggia di Caserta.  Ma il destino, per Carlo III, aveva progetti ancor più gloriosi che il trono napoletano così, nel 1754, il figlio di Vincenzo, Francesco, è riuscito a riacquistare il palazzo dal sovrano per la stessa identica somma pagata qualche anno prima. La famiglia, col trascorrere del tempo, si è imparentata con i Pappacoda, proprietari della celebra cappella di fronte San Giovanni Maggiore, con i Colonna di Sciarra, con gli Spinelli di Laurino e con i Caracciolo. I Tuttavilla di Calabritto possono anche vantare un cavalierato nel Real Ordine di San Gennaro, grazie a Vincenzo, mentre Francesco, è stato Commendatore dell’Ordine Reale delle Due Sicilie. Le vicende del palazzo si sono sempre intrecciate, dunque, con quelle della famiglia. Con l’arrivo dei re francesi, la costruzione è stata residenza di Gioacchino Murat e della moglie Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone, nel 1838 è stata sede dell’ambasciata inglese a Napoli, nel 1861 ha ospitato il Circolo Nazionale dei nobili che volevano l’Unità d’Italia, i liberali. Ma tra quelle mura hanno trovato ospitalità anche Guglielmo e Florestano Pepe, Bruno Gaeta e Alberto Marghieri, noti giuristi, i preti protestanti della chiesa anglicana che, in un salone, hanno celebrato i loro riti lungamente e, infine, anche la società di calcio Napoli.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 10 Dicembre 2019 e modificato l'ultima volta il 10 Dicembre 2019

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