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I dettagli di Napoli: Palazzo Monaco di Lapio in via Toledo

| 16 Gennaio 2020

Nella centralissima via Toledo c’è il bel Palazzo Monaco di Lapio, realizzato nel ‘700 dall’architetto Pompeo Schiantarelli quale dimora del principe Monaco di Arianello, duca di Longano e barone di Lapio. Allievo di Ferdinando Fuga, è toccato proprio a Schiantarelli proseguire il lavoro di completamento del cantiere del Museo Archeologico Nazionale. Aderente alla scuola del neoclassicismo, l’edificio di via Toledo presenta una facciata ricca di teste, busti e decorazioni che sono inseriti all’interno di altrettanti medaglioni mentre i balconi sono sormontati da timpani che richiamano alla mente l’architettura dei templi greci e romani. Attraversato il portale, c’è un bell’atrio dove troviamo la continuazione del linguaggio decorativo esterno con busti e nicchie e due incredibili fontane. A destra quella con due donne che si tengono per mano assieme a un putto a sovrastare la vasca decorata con un festone a motivo vegetale e la testa testa di un leone; l’altra, a sinistra , è sormontata da un timpano che contiene lo stemma di famiglia che sovrasta la testa di un satiro da cui esce l’acqua. La famiglia è di antica origine: nel 1638 Ottavio Monaco è stato uno dei fondatori, insieme ad altri 37 cavalieri napoletani, del Monte Grande Dè Maritaggi, una istituzione benefica che aveva come scopo quello di assicurare una dote bella corposa alle fanciulle aristocratiche che si sposavano e che così invogliavano anche i pretendenti ingolositi dalla possibilità di arricchire ulteriormente il patrimonio di famiglia. Due esponenti dei Monaco, Battista e Nicola, risultano iscritti nell’Albo degli Avvocati del 1780 del Regno di Napoli, istituito per la prima volta proprio nella capitale partenopea. La famiglia ha ingrandito le proprietà grazie all’eredità dell’altra famiglia, quella dei Filangieri che ha passato titoli e proprietà del casato a Giulia Romaldo, figlia di donna Teresa Filangieri principessa di Arianello che aveva sposato Augusto Monaco nel 1857. Questi, grazie alla concessione reale hanno avuto la possibilità di adottare l’arma di casa Filangieri. L’edificio è stato restaurato nelle sue forme attuali 1963.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 16 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 16 Gennaio 2020

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