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I dettagli di Napoli: Saffo e Apollo a Palazzo Zevallos

| 5 Marzo 2020

Palazzo Zevallos, lungo via Toledo, custodisce tanti tesori. Tele di Caravaggio, Guido Reni, Mattia Preti, Salvator Rosa, tutto l’800 napoletano. Anche l’ambiente che li contiene, il palazzo stesso è un vero e proprio scrigno. Oltre l’atrio, con il quale si ha il primo impatto una volta superato lo splendido ingresso, c’è l’area su cui si apre lo scalone d’onore al piano nobile. Esso ha mantenuto tutti gli apparati decorativi originali del primo Ottocento. Distratti e storditi da quella concentrazione di bello, difficilmente facciamo attenzione alla volta dove, dipinta a tempera su carta, c’è l’opera di Giuseppe Cammarano: l’Apoteosi di Saffo che risale al 1832, le pareti, invece, sono state dipinte da un collaboratore, Gennaro Maldarelli. Circondata da una cornice dorata di stile impero, quindi di puro gusto neoclassico nonostante l’epopea napoleonica fosse finita oltre un decennio prima, “la poetessa in abiti classicheggianti è rivolta verso il dio Apollo seduto sulle nuvole sullo sfondo di un cielo dorato popolato dalle figure delle Muse”. Saffo è stata poetessa della Grecia antica che ha dovuto trascorre un periodo di esilio in Sicilia per poi tornare nella sua città natale, a Ereso. Gli storici ci raccontano della sua straordinaria bravura e delle bellezza dei suoi versi, struggenti i suoi epitalami ovvero dei canti da eseguirsi per i matrimoni delle sue allieve del tiaso nel quale insegnava. Nove sono stati i libri in cui le sue composizioni sono state raccolte, come il numero delle Muse, divinità legate all’arte, figlie di Zeus e di Memoria, legate al dio Apollo. Proprio lui è raffigurato dal Cammarano, con una corona di lauro e una veste che copre la vita mentre un putto, ai suoi piedi, regge una cetra, attributo della divinità ispiratrice a patrona delle arti. Sullo strumento musicale ci sono due lettere, una C e una F, iniziali di Carlo Forquet, banchiere proprietario del piano nobile di Palazzo Zevallos il quale aveva commissionato l’opera. La scena è completata dalle Muse e da un turbinio di nuvole mentre dal capo di Apollo si irradiano dei raggi luminosi a mò di sole. Una simbologia da interpretare come il dio che favorisce l’arte grazie alla sua presenza e ispirazione e che richiama alla mente la bella pittura del maestro indiscusso del barocco napoletano: Luca Giordano le cui opere fanno bella mostra all’interno del palazzo. Cammarano, pur rifacendosi alla scuola neoclassica ha cercato una propria via espressiva e quella che ci ha lasciato in eredità è, senza dubbio di grande impatto: basti pensare alle figure realizzate nel casino di caccia della real tenuta del Carditello o alla grande tela, oggi a Capodimonte, nella quale è dipinto Francesco di Borbone con la famiglia che rende omaggio al busto di Ferdinando I. La rappresentazione dello scalone d’onore ha ispirato, nel 1840, anche l’opera “Saffo” da parte del drammaturgo Salvatore Cammarano, allievo di Gabrielle Rossetti, omonimo ma non parente di Giuseppe.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 5 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 5 Marzo 2020

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