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I dettagli di Napoli: San Ciro al Gesù Nuovo

| 21 Maggio 2020

San Ciro è stato tra i martiri del 300 dopo Cristo quando l’imperatore Diocleziano ha scatenato l’ultima, grande persecuzione contro i cristiani. Ciro, però, in un primo momento è stato arrestato poiché esercitava la professione medica senza autorizzazione e non per la sua fede. Il prefetto di Alessandria d’Egitto, dove era stato condotto prigioniero, però, lo aveva accusato di non rispettare il culto degli dei e gli è stato chiesto di rinnegare la propria fede ma Ciro, fermo nella sua convinzione, ha rifiutato. “I supplizi inferti furono tra quelli più conosciuti all’epoca: flagelli, chiodi, ustioni con torce ai fianchi, pece bollente, versamento di sale e aceto sulle piaghe. Ma le donne alessandrine, confortate dal loro esempio, rifiutarono di rinunciare alla propria fede e vennero spietatamente trucidate. Subito dopo Ciro e Giovanni, con la decapitazione, subirono l’eroico martirio: era il 31 gennaio del 303” ha scritto Pietro De Amicis in San Ciro medico, eremita e martire, celeste patrono della città di Grottaglie, pubblicato a Fasano, per i tipi della Grafischena nel 1987. Il corpo del santi prima è stato sistemato nella basilica di San Marco ad Alessandria fino al 600 ma con le invasioni arabe le spoglie sono state prima spostate a Roma nella basilica di Santa Passera sulla Via Portuense e, nel 1600 circa, le reliquie sono state trasportate a Napoli nella chiesa del Gesù Nuovo per volontà del cardinale Francesco Sforza. San Ciro a Napoli e nei sobborghi già godeva di un proprio culto grazie alla prospera comunità alessandrina presente in città. L’impulso ulteriore alla sua venerazione è stata data da San Francesco De Jeronimo, predicatore gesuita originario di Grottaglie, nell’attuale provincia di Taranto. Nel corso della sua vita di missione nei quartieri più poveri era solito portare una teca con le reliquie di San Ciro che veniva usata per la benedizione degli infermi e degli ammalati: tante sono state le guarigioni che ancora oggi il suo culto è fortissimo e testimonianza ne sia i tanti che portano il nome di questo grande santo. La cappella che ospita San Ciro, conosciuta come del Crocifisso è stata realizzata grazie al generoso contributo di Roberta Carafa, duchessa di Maddaloni. Sopra l’altare c’è la splendida scultura in legno, realizzata da Francesco Mollica, che ritrae, appunto, la Crocifissione di Cristo con la Madonna e San Giovanni Evangelista; ai loro lati troviamo le statue di San Ciro e San Giovanni Edesseno il quale ha subito il martirio assieme al primo. Il pezzo forte, oggetto di una grandissima devozione, però, è la tomba del santo situata proprio sotto l’altare.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 21 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 21 Maggio 2020

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