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I dettagli di Napoli: Santa Patrizia e il sangue miracoloso

| 15 Novembre 2019

Da Costantinopoli a Napoli dove è compatrona della città assieme a San Gennaro e protettrice delle fanciulle in cerca di marito che, nel corso dell’anno, vanno a pregarla davanti il suo reliquiario per “avere un buon matrimonio”. E’ Santa Patrizia, veneratissima, conosciutissima e che, ogni martedì, regala ai fedeli il miracolo della liquefazione del proprio sangue conservato dalle suore in una teca al primo piano della chiesa dove c’è la cantoria della controfacciata e si celebra messa per le monache. Il corpo custodito nella quinta cappella a destra della splendida e antica chiesa di San Gregorio Armeno, precedentemente nel monastero dei Santi Nicandro e Marciano a Caponapoli, nell’omonima strada dedicata all’arte presepiale. La santa è nata nel 664 a Bisanzio ed è morta, a soli 21 anni, il 25 agosto 685 sull’isoletta di Megaride dove è naufragata ed è anche nato il primo nucleo di religiose dedite al suo culto. La storia ci tramanda la descrizione del suo funerale dopo la vita dedicata “à lo servitio de Dio”. Il suo corpo è stato posto su un carro trainato da una coppia di giovani tori non domati, ovvero non ancora utilizzati per i lavori nei campi, senza che alla testa vi fosse nessuno e che, spontaneamente, i due animali, portarono a Caponapoli, vicino al sepolcro della Sirena Partenope. Il suo funerale richiama anche il culto misterico mitraico, ben presente in città come testimonia il ritrovamento del mitreo sotto le rovine del Carminiello ai Mannesi in via Duomo. Il suo “Funus” altro non sarebbe che una traslazione dell’antica religione dei guerrieri romani che vigilavano i confini dell’impero ovvero un carro in movimento con un defunto che ricorda il culto ancor più antico di Iside che accompagna nell’ultimo viaggio il suo sposo Osiride e, nel mitraismo, la natura selvaggia da domare, i torelli,  con la donazione del proprio sangue e la manna, ovvero il proprio sacrificio e il cibo divino. Tante le storie legate alla sua figura, tra queste quella un cavaliere che, molto malato, è andato a pregare la giovane che è stata canonizzata solo nel 1625. L’uomo, dice il racconto, è restato in preghiera per tutta la notte e, approfittando di un momento di distrazione, delle suore, è riuscito ad aprire l’urna in oro e argento che ne custodiva il corpo sottraendo un dente. Dalla bocca della giovane vergine, però, è fuoriuscito del sangue come se quell’estrazione fosse stata fatta ad una persona viva, sangue prontamente raccolto nelle ampolle ancor oggi venerate e che si sciolgono puntualmente il 25 agosto, giorno del suo natale al Cielo. Qualche secolo dopo, siamo alla fine del 1100 e l’inizio del 1200, si è verificato un altro miracolo: quello del trasudamento della manna dal corpo della santa.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 15 Novembre 2019 e modificato l'ultima volta il 15 Novembre 2019

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