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I dettagli di Napoli: Telemaco e Mentore a Capodimonte

| 14 Gennaio 2020

A Capodimonte, scrigno di capolavori e gioielli unici, c’è una scultura di  uno dei più importanti artisti italiani dell’800. E’ il gruppo denominato Mentore obbliga Telemaco ad abbandonare Eurachis di Tito Angelini che riprende un episodio molto famoso riportato nell’Odissea in cui il figlio di Ulisse, innamorato della ninfa Eurachis e da questa ricambiato, viene costretto dalla dea della saggezza, Atena che aveva assunto le vesti del suo precettore chiamato Mentore, ad abbandonarla , in una grotta situata sull’isola di Calypso. Solo così, Telemaco potrà riprendere il suo viaggio, tornare a Itaca e, con l’aiuto di chi gli era rimasto fedele, uccidere i proci. Tito Angelini ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Napoli  ma ha completato gli studi a Roma. Ha sicuramente subito gli influssi artistici di Antonio Canova il cui stile dominava il momento storico. Prova ne sia che il monumento funebre di Matteo Wade, realizzato da Angelini, a Civitella del Tronto, ultimo baluardo del regno, in Abruzzo a confine con gli stati papali, è stato scambiato dagli addetti dell’esercito italiano per opera di Canova e, dunque, smontata e trasferita per diverso tempo nei depositi di Ancona fino a quando, avuta certezza dell’attribuzione non è potuta tornare nella propria sede. La sua bravura gli è valsa anche la cattedra di scultura e la direzione della nota Scuola di Disegno. Numerosissime le commissioni reali: dal sepolcro di Lucia Migliaccio alle allegorie dell’Immacolata e della Clemenza per Palazzo Reale ai busti di Carlo Filangieri. Altre sue prestigiose opere sono nella Reggia di Caserta, nella Sala di Alessandro, con ben sei bassorilievi. Sempre nella Reggia c’è lo splendido gesso dorato, realizzato nel 1840 in cui Partenope, che raffigura il Regno delle due Sicilie, pone la corona di alloro sul genio delle arte ai cui piedi ci sono due putti che cavalcano altrettanti delfini in un chiaro rimando al mito della sirena. Angelini è morto a Napoli nel 1878 come ricorda il bel monumento funebre nel cimitero monumentale realizzato da un altro grandissimo genio dell’arte: quel Francesco Jerace che ha scolpito la statua di Beethoven oggi nel chiostro del Conservatorio di San Pietro a Majella nel centro antico della città.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 14 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 14 Gennaio 2020

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