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Il bello di Napoli: la cripta Carafa a San Domenico Maggiore

| 23 Giugno 2020

San Domenico Maggiore è uno scrigno di tesori e capolavori così vasto, bello e antico da lasciare stupefatti ogni volta che si entra dentro la basilica. Tra i tanti luoghi, all’interno del tempio, c’è la cappella del Rosario che è la prima a sinistra dell’abside. Il suo nome deriva da una tela posta sull’altare e risale al 1692. Solo nel ‘700, però, dopo diversi passaggi di proprietà, è stata acquistata dalla potente e nobile famiglia dei Carafa che alla fine del XVIII secolo hanno affidato importanti lavori di restauro a Carlo Vanvitelli. La tela da cui origina il nome della cappella, invece, è stata dipinta da Fedele Fischietti nel 1788. Fischietti è stato il marito di Maria Anna Borrelli, figlia del pittore Gennaro, maestro proprio di Fedele. Le sue opere più note sono tutte con soggetto religioso data la committenza dell’epoca. Il suo nome, però, è legato anche alla reggia di Caserta. Infatti il marchese Acciaiuoli, intendente della manifattura degli arazzi, lo ha voluto come pittore per realizzare, in tempi rapidi, i modelli delle Storie di Don Chisciotte che erano destinati ad essere ornamento di quattro saloni della residenza reale. Nella seconda metà del ‘700 la committenza inizia a preferire i temi della classicità greca a quella prettamente religiosa e, Fischietti, è riuscito a soddisfare le richieste come testimoniano le sue opere tra cui Apollo e le Muse nella volta del Palazzo Cellammare o l’Allegoria dell’estate con Cerere e Proserpina nello spogliatoio del re a Caserta. Dopo tanti successi è arrivato l’incarico della famiglia Carafa per la decorazione della cappella gentilizia del S. Rosario in San Domenico Maggiore con i quindici misteri eseguiti a chiaroscuro su rame. Ma questa cappella, oltre i tesori a noi visibile e che ci lasciano senza fiato per la potente bellezza, custodisce un segreto noto solo a pochi conoscitori delle cose napoletane: una cripta che conserva le sepolture del casato dei Carafa. Tra queste, troviamo quella di Ippolita Gonzaga, terzogenita di Ferrante I, signore di Guastalla e Isabella di Capua. Ippolita ha sposato in prime nozze Fabrizio Colonna dal quale non sono nati figli; la donna è rimasta vedova in giovane età a seguito della morte del marito. Ritiratasi a Milano, nel 1554, si è risposata con Antonio Carafa, duca di Mondragone e Grande di Spagna, è morta a seguito delle complicanze di parto nel 1563, tanta era la bellezza della donna da essere resa immortale nella medaglia di leone Leoni oggi conservata al Louvre.

A cura di Luciano Troiano

Un articolo di Luciano Troiano pubblicato il 23 Giugno 2020 e modificato l'ultima volta il 23 Giugno 2020

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