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“Il Kouros ritrovato”, ultimi giorni della mostra al Castello Ursino di Catania

Sicilia | 21 Ottobre 2019

Ultimi giorni a Catania per visitare la mostra “Il Kouros ritrovato”, la preziosa statua greca in marmo sottoposta a restauro grazie al progetto fortemente voluto da Sebastiano Tusa, Soprintendente del Mare e Assessore ai Beni Culturali della Regione Sicilia, prematuramente scomparso a marzo di quest’anno.

La storia

Il “Kouros ritrovato” è uno degli ultimi progetti portati a termine da Tusa e rispecchia la personalità combattiva e caparbia di quest’uomo che oggi, con questo articolo, vogliamo ricordare.

Il Kouros, statua greca raffigurante un giovane ignudo, è un’opera con funzione funeraria o votiva, molto diffusa nel periodo arcaico e classico, tra il VII e il V secolo avanti Cristo. La statua che oggi possiamo ammirare integra, presso il Castello Ursino di Catania, è stata oggetto di una querelle da parte dell’intera comunità scientifica, durata quasi un secolo.

Difatti, fino al 2018 la stessa era divisa in due parti: La “Testa apollinea” scoperta nel Settecento da Ignazio Paternò Castello principe di Biscari e conservata nel Museo di Castello Ursino e il torso di efebo acefalo acquisito nel 1904 da Paolo Orsi e conservato nell’omonimo Museo Archeologico Regionale di Siracus, reperti rinvenuti in epoche diverse sul sito archeologico di Lentini, in provincia di Siracusa.

Il progetto di restauro e l’impegno di Sebastiano Tusa

Nonostante fossero state avanzate, fin dal 1930, congetture e ipotesi, alcune avvalorate anche da studi scientifici, sulla appartenenza dei due reperti alla stessa opera nessuno si era preso la responsabilità di firmare un progetto che conducesse alla ricomposizione della statua.

Sebastiano Tusa, cogliendo l’appello di Vittorio Sgarbi, qualche anno fa avviò il progetto di restauro della statua.  Attraverso accurate indagini petrografiche e geochimiche non invasive condotte – con strumenti di alta precisione e con le applicazioni tecniche di archeometrica e fluorescenza a raggi X – sul marmo bianco pario di cui i reperti sono composti, fu possibile acquisire la certezza della identica appartenenza dei due pezzi a quello specifico tipo di marmo pario proveniente dalle cave di Lakkoi, nelle Isole Cicladi.

Da lì, i lavori di restauro ed assemblaggio del Kouros, che da Gennaio 2018 è in Mostra nelle principali città siciliane.

La mostra e quella scritta che inneggia alla bellezza

Al secondo piano del Castello Ursino all’ingresso della sala che ospita il Kouros ritrovato, sala allestita, peraltro, in modo molto suggestivo, campeggia una scritta che riporta le parole di Sebastiano Tusa che vogliamo ricordare per l’entusiasmo e la passione che traspare, per quel desiderio mai pago di valorizzare la bellezza della terra in cui era nato e viveva, caratteristiche che hanno caratterizzato l’intera vita del Soprintende del Mare: “Le evidenze scientifiche confermano l’appartenenza dei due reperti ad un’unica scultura e il loro congiungimento costituisce a tutti gli effetti un vero e proprio nuovo ritrovamento archeologico che arricchisce il patrimonio culturale della Sicilia”.

La mostra, inaugurata l’8 giugno 2019 è visitabile fino al 3 novembre 2019.

Gallery e testo di Barbara Mileto

https://www.comune.catania.it/la-citta/culture/monumenti-e-siti-archeologici/musei/museo-civico-castello-ursino/la-storia/

Un articolo di Barbara Mileto pubblicato il 21 Ottobre 2019 e modificato l'ultima volta il 21 Ottobre 2019

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