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Il lago Lucrino e le sue leggende: da Ercole ad Achille passando dalla dea Calipso

| 31 Agosto 2020
I Campi Flegrei hanno da sempre sbrigliato l’immaginazione di poeti e scrittori. Fra i numerosi miti che vedono come protagonista Ercole, c’è quello secondo il quale l’eroe, dopo aver rubato i buoi a Gerione, per meglio nasconderli a Bauli, creò con le proprie mani una lingua di terra, che divise il mare dalle acque del lago. Più tardi Giulio Cesare l’avrebbe fatta consolidare e quando poi iniziarono i lavori per la costruzione del porto Giulio, Dione Cassio racconta che la dea Calipso cominciò a lacrimare… Plinio, invece narra del delfino Simeone, il quale giunto fino al porto Giulio sulla scia di una trireme, strinse fraterna amicizia con un fanciullo del posto, portandolo in groppa per le acque del golfo. Quando per una grave malattia il bambino morì, il delfino Simeone preferì lasciarsi morire anche lui. Omero, dal canto suo racconta che proprio lì c’era la Palude Stigia dove Achille acquisì l’invulnerabilità, mentre Ulisse condusse le proprie navi in quello che sarebbe poi divenuto il porto Giulio.
Meno leggendaria è la storia dal celebre imprenditore romano Sergio Orata, che trasformò il lago in un attrezzato vivaio di mitili e pesci, attività che gli fruttò un’autentica fortuna, così dal latino lucrum, si fa risalire il nome di Lucrino. Augusto prima di farne un porto commerciale, ne fece un porto militare nel quale si maturò e si “costruì” la rivincita contro Pompeo e contro Antonio. Oggi, le dimensioni del lago sono notevolmente ridotte a seguito dell’eruzione del 1538, quando nacque dal nulla il Monte Nuovo.
Maria Franchini
Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 31 Agosto 2020 e modificato l'ultima volta il 31 Agosto 2020