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La denuncia: “Amianto alla Gaiola, dove sono finiti i fondi per la bonifica?”

Ambiente, Battaglie | 16 Giugno 2017
Una denuncia lanciata da Luca Antonio Pepe sulla sua pagina fb lancia l’allarme sulla Gaiola.

Ecco cosa scrive:

“Vabbè, non può mai essere amianto”. E invece era amianto.
Ieri con ragazza e amici abbiamo raggiunto da Marechiaro, in kayak, l’area marina protetta della Gaiola – spiaggia di Trentaremi – . La baia è incantevole e meta di moltissimi bagnanti affascinati dalla zona. L’unico inconveniente è che in alcuni tratti devi stenderti in mezzo a molti manufatti di cemento (sembravano), di qualche decennio fa. Ma fattibile, soprattutto se si sceglie il lato della spiaggia senza questi reperti. Anche se poi magari te li ritrovavi sott’acqua e dovevi saltarli per non farti male. Ma tutto sommato una splendida giornata. Tornati a casa scopriamo su internet che dal 1959 (avete letto bene!) molti cittadini han segnalato la presenza di questi rifiuti (poi scoperti essere amianto) in spiaggia, e che l’anno scorso sono stati stanziati circa 180 mila euro per bonificare l’area. I manufatti sono esposti agli agenti atmosferici, friabili, sgretolati, presenti anche in acqua e non credo sia escludibile – attraverso le correnti marine e i venti – che possano aver contaminato le coste contigue, tra Marechiaro e Bagnoli (ma ovviamente non sono un esperto e posso solo fare supposizioni).
Giuro che sono rimasto allibito: possibile che in 60 anni nessuno abbia alzato un dito? E questi 180 mila euro per la bonifica che fine hanno fatto? A mio avviso gli amministratori dovrebbero quanto prima:
1)Far tappezzare (non un cartellino, proprio TAPPEZZARE) la spiaggia di cartelli dove si palesa la presenza di Amianto, con tutti i rischi connessi. Se non proprio un gommone della capitaneria in pianta stabile, dato che sono moltissimi i bagnanti che vi arrivano, anche bimbi (ieri c’era addirittura un cane che pascolava tra i rifiuti in cerca di cibo).
2)obbligare tutti gli stabilimenti che fittano canoe/kayak/pedalò, nell’arco di 5 chilometri a porre dei cartelli nei loro negozi ove si intima di non raggiungere questa spiaggia dato l’alto pericolo per la salute pubblica.
Intanto spargete voce tra i vostri conoscenti che frequentano l’area protetta della Gaiola”.

Indagheremo ma intanto lanciamo la denuncia di Pepe corredata dalle foto scattate lì.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 16 Giugno 2017 e modificato l'ultima volta il 16 Giugno 2017

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