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Le case popolari di San Leucio, la colonia pensata per la felicità del popolo

| 22 Agosto 2020

Non sappiamo se gli abitanti della colonia fossero davvero felici, ma di certo non erano infelici, anche se dovevano rispettare alcune regole non proprio coercitive. Ferdinando IV, consigliato dal ministro Tanucci accettò l’esperimento: fondare una cittadina industriale retta da leggi ispirate al pensiero di Vico, Genovesi, Filangieri e altri grandi filosofi del Regno. E nel 1789 partì la produzione dell’opificio. Gli operai specializzati ammogliati vivevano in case di 190 m² dotate di un telaio e di acqua corrente. La società era fondata sulla meritocrazia ed erano proibiti segni di ostentazione di ricchezza. La pulizia era obbligatoria come l’istruzione dai 6 anni in poi, e la parità fra i due sessi. Il matrimonio avveniva senza accordo paterno, e la dote per le spose era donata dal re. Vigeva anche la prevenzione sanitaria (es.: vaccinazione contro il vaiolo). L’orario lavorativo era di 8 ore per 6 giorni a settimana. Tutti avevano diritto ad una cassa malattia e vecchiaia, mediante prelievo sul salario di 2 carlini al mese (circa 10€ odierni) su uno stipendio medio di 300 carlini (1500 € circa). All’epoca, 1 kg di pane costava grosso modo l’equivalente di 3.40 €, 1 kg di pasta 4.50 €, 1 kg di carne 9 €; 3 pizze 1 €…

Oltre al divieto di indossare abiti lussuosi, perché l’uguaglianza era la regola, se un dipendente lasciava la colonia, non poteva più tornarci. Il re aveva anche abolito il lutto stretto, perché lo odiava, e l’aveva sostituito con una semplice fascia su una manica del vestito.

Se i lussuosissimi prodotti della seteria erano molto apprezzati da tutte le corti d’Europa, gli stipendi alti e gli orari di lavoro ridotti fecero attraversare all’opificio modello periodi difficili. Le seterie sopravvissero ciononostante con alti e bassi fino al 1861, anno in cui le autorità del nuovo regno unito le privatizzarono segnandone la fine. Oggi, la tradizione continua grazie ad una cooperativa di piccoli artigiani. Il palazzo reale, parzialmente restaurato, è stato dichiarato monumento nazionale negli anni 90.

Maria Franchini

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 22 Agosto 2020 e modificato l'ultima volta il 22 Agosto 2020