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Parla napoletano Phlay, l’app che con pochi click sullo smartphone ti consente di diventare regista senza montaggio

Attualità, Media e new media | 21 Settembre 2017

Le immagini si muovono al ritmo della musica, si concentrano e dilatano, rallentano e accelerano. Chi di noi non si è mai lasciato andare a una creazione visiva accesa dalla musica? Partendo dai propri sogni o ricordi, associandoli a melodie amate? “Phlay” è tutto questo. Una nuova applicazione, ideata e realizzata da una mente napoletana, che con pochi click su uno smartphone consente di diventare un micro-regista e condividere la propria opera senza bisogno di alcun montaggio.

Fusione di photograph e play (nel duplice significato di giocare e suonare ) con l’aggiunta di piccoli punti che rendono l’idea del movimento, Phlay è il frutto di un lavoro iniziato nell ottobre del 2014. Un’idea perseguita con tenacia dal napoletano Mario Amura che con Armando Ferrigno fonda una start-up raccogliendo intorno a sé una squadra di oltre 30 persone tra ingegneri, sviluppatori, designer, creativi, film maker, product manager, esperti di informatica e di social network.

Il test iniziale di Phlay è del 1 gennaio 2017 e racconta su Facebook il passaggio da un anno a un altro nel golfo di Napoli con esplosioni di luci e colori intorno al Vesuvio. Un successo che fa registrare 538mila visualizzazioni. Il pre-lancio parte due mesi fa, il 17 luglio, punta sullo scontro Trump – Kim Jong-un e raggiunge 13mila visualizzazioni. Il trend si impenna il 21 luglio con un tributo al cantante dei Linkin Park Chester Bennington (558mila visualizzazioni). Piace molto anche il video “Kisses” del 7 settembre. La crescita di like e followers va oltre ogni previsione. A dimostrazione che il lungo e accurato periodo di sperimentazione ha dato i suoi frutti.

Ma chi e come può utilizzare questa app innovativa? “Noi ci auguriamo che tutti utilizzino Phlay – dice l’ideatore Mario Amura – chiunque abbia una storia da raccontare. Non solo le persone, ma le aziende, i musicisti, i bloggers le squadre di calcio, le “media companies” che hanno voglia di trovare un nuovo “media format” attraverso il quale raccontare i propri brand, tutti potranno utilizzare Phlay”.

Non è un caso che siano in corso di definizione accordi con Microsoft, Yahoo, con l’Università La Sapienza di Roma, lo Ied e il Suor Orsola Benincasa di Napoli, con broadcaster digitali e business media. Saranno presto in molti, in vari campi e accezioni, a diventare “phlayer”.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 21 Settembre 2017 e modificato l'ultima volta il 21 Settembre 2017

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